Il Tirreno

Versilia

TUTTO È INIZIATO IL 3 OTTOBRE 2014

Un anno di divieti, disagi e tanti errori da chiarire

Un anno di divieti, disagi e tanti errori da chiarire

PIETRASANTA. Fino al 3 ottobre dell’anno scorso nessuno - o quasi - in Versilia sapeva cosa fosse il tallio. Da un anno a questa parte a Pietrasanta tutti hanno imparato a conoscerlo e ad averne...

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PIETRASANTA. Fino al 3 ottobre dell’anno scorso nessuno - o quasi - in Versilia sapeva cosa fosse il tallio. Da un anno a questa parte a Pietrasanta tutti hanno imparato a conoscerlo e ad averne paura. È un metallo pesante, molto tossico e qui, in particolare in collina, a Valdicastello, è presente nell’acqua, in misura pericolosa, da molti anni. Colpa delle vecchie miniere di ferro che stanno sopra il paese natale di Giosuè Carducci. La rete idrica ne è stata contaminata, al punto che le tubazioni, a causa delle incrostazioni che si sono formate nel corso del tempo, sono diventate esse stesse fonte di inquinamento. È per questo che da lì la contaminazione si è estesa a poco a poco anche in altre parti del territorio comunale. Provocando un’emergenza che ha segnato dodici mesi di divieti, disagi e preoccupazioni.

La prima ordinanza. Gli abitanti della Piccola Atene della Versilia scoprono che c’è qualcosa che non va nell’acquedotto giusto un anno fa. È del 3 ottobre 2014 la prima ordinanza con cui il sindaco Domenico Lombardi dichiara non potabile l’acqua che esce dai rubinetti delle case del paese. A rilevare la presenza anomala del tallio è una ricerca dell’università di Pisa e qualcosa che non torna - non solo a livello di analisi chimiche - emerge subito. Che i valori dell’acqua non fossero del tutto a norma era infatti già noto da una decina di giorni: malgrado ciò, l’ordinanza di non potabilità scatta solo a inizio a ottobre. Perché? Il sindaco spiega che il tallio può essere pericoloso «solo se ne viene fatto un uso continuo negli anni» e che perciò, prima di emettere provvedimenti, era stato ritenuto necessario procedere con verifiche più accurate.

Il quadro normativo. A condizionare - e complicare - la situazione c’è il fatto che secondo il ministero della salute italiano e l’Organizzazione mondiale della sanità il tallio è una sostanza che non è necessario monitorare per valutare la potabilità dell’acqua. Per stabilire se quello che beviamo è pericoloso o meno basta - così dice la normativa nazionale - controllare la presenza dei batteri. Secondo invece l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati uniti d’America (l’unico organismo internazionale che ha fissato limiti precisi in proposito) il tallio non può assolutamente superare la soglia dei due microgrammi per litro. A Valdicastello questo limite è stato ampiamente superato e più volte: non ci vuole molto per scoprire che già nel 2011 nei controlli di routine all’acquedotto di Valdicastello ne era stata rilevata la presenza in percentuale pari a quasi quattro microgrammi per litro. Nessuno però aveva dato l'allarme. Perché? Perché appunto per legge non era necessario leggere quel parametro per stabilire se l’acqua del rubinetto è inquinata oppure no. È andata proprio, incredibilmente, così: da anni c’erano a disposizione le analisi che indicavano che l’acqua era contaminata ma nessuno se ne era accorto.

Si estende la zona rossa. In Comune cresce la preoccupazione. E il sindaco Lombardi chiede perciò che i controlli sulla presenza del tallio vengano estesi a tutto il territorio comunale. A fine ottobre arriva una notizia confortante: il metallo velenoso è presente solo nell’acqua che sgorga dalla sorgente sopra Valdicastello, in tutte le altre che riforniscono la rete idrica no. Ma il 6 novembre arriva la doccia fredda: le analisi rivelano che anche l’acqua di parte del centro storico è contaminata. Colpa del serbatoio di Monte Regoli, verrà spiegato, una volta ripulito, si garantisce, la situazione potrà tornare alla normalità. Fatto sta che il divieto di bere dal rubinetto di casa scatta anche per il centro città, e resterà in vigore per parecchi giorni.

Le analisi e la paura. I controlli si estendono a tutta la Versilia, si cominciano a sottoporre anche i bambini ad analisi per verificare se sono stati contaminati, la procura della Repubblica muove i suoi passi. Gaia è nel mirino, ma anche le posizioni dell’Azienda sanitaria locale e dell’Arpat finiscono sotto la lente di ingrandimento. Il 27 novembre un’altra batosta: il tallio ricompare, fuori dalla zona rossa. Risultano contaminate le aree di via Capezzano Monte e via Garibaldi. Nel cuore del centro storico invece a poco a poco la situazione torna alla normalità (anche se nella zona di via Fontanella la revoca del divieto slitta di diverse settimane) mentre a Valdicastello l’emergenza continua ad essere drammatica. Solo a fine febbraio l’ordinanza verrà ritirata per le 1.500 famiglie che da cinque mesi non possono utilizzare l’acqua di casa.

Estate con l’autocisterna. All’ inizio di luglio l’emergenza si ripresenta ai margini del centro, in via Sarzanese. E dopo la zona del cimitero, a metà luglio è nella zona del Pollino che l’acqua dei rubinetti risulta contaminata. Sono seicento famiglie, duemila persone in tutto, che da tre mesi per bere e cucinare devono approvvigionarsi quotidianamente dalle autobotti messe a disposizione da Gaia. Ma ormai - e questo per certi versi è il segno distintivo di una storia che dura davvero da troppo tempo - né il numero delle persone coinvolte né la durata del divieto a causa del tallio a Pietrasanta fanno più notizia.

Luciano Menconi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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