Il Tirreno

Versilia

Strage, inchiesta di Rfi senza misure e rilievi

di Donatella Francesconi
Strage, inchiesta di Rfi senza misure e rilievi

In aula il presidente della commissione interna dell’azienda di Ferrovie GianPiero Pavirani: «All’elemento picchetto non abbiamo dato peso»

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VIAREGGIO. Quando si sono trovati sui binari a ridosso di via Ponchielli, ancora caldi del fuoco e circondati dalle case annerite e dalle macerie, tra i tanti elementi presenti sulla scena del crimine «non abbiamo dato un particolare peso al picchetto». Aula del Polo fieristico di Lucca, processo per il disastro ferroviario di Viareggio - 29 giugno 2009, 32 morti, i feriti ancora ustionati - parla GianPiero Pavirani, dirigente di Rete ferroviaria italiana, all’epoca dei fatti presidente della commissione di inchiesta interna di Rfi. Commissione che in un mese arrivò alla conclusione sull’elemento che ha squarciato la cisterna, individuato - appunto - in quel picchetto cui non si era dato peso. Una posizione, quella di Rfi, condivisa oggi solo dal lavoro dei periti del Gip nell’incidente probatorio del novembre 2011.

A quell’elemento non fu dato peso - continua la testimonianza di Pavirani - perché i picchetti «sono elementi intrusivi e vengono comunemente abbattuti con facilità da parte delle macchine operatrici. Sono elementi che vengono piegati con facilità...». Ma - è il pubblico ministero Giuseppe Amodeo a porre la domanda - «nella relazione finale della commissione Rfi in nessuna parte è stata fatta una considerazione di questo genere sui picchetti...». Pavirani risponde: «Non abbiamo ritenuto opportuno evidenziare quello che per noi era banale...». Con buona pace del lavoro di inchiesta, è la riflessione immediata...

Ma come e da dove nasce la relazione della commissione Rfi? È il pm Salvatore Giannino a infilare una palla dietro l’altra sul tavolo da biliardo del processo: «Avete avuto accesso ai luoghi?», chiede. «Sì, dal giorno primo luglio», è la risposta. «Ma nella vostra nella relazione, in due punti scrivete che non sono stati effettuati rilievi sullo stato del materiale rotabile per motivi sicurezza ed incolumità personale. Vero?». «Abbiamo fatto delle fotografie», ammette Pavirani. «E avete fatto rilievi, misurazioni, esami sul picchetto?», incalza Giannino. «No», risponde Paviranoi che aggiunge: «Abbiamo verificato la posizione del picchetto sulla base della consuetudine. Personalmente non l'ho misurato. Abbiamo acquisito dal territorio una misura... Su picchetto e lo squarcio non siamo intervenuti...». La risposta è vaga anche alla domanda su quante volte il presidente della commissione Rfi sia effettivamente stato a Viareggio all’epoca dei fatti: «Ho controllato la documentazione, ma non so...Alle volte era Firenze, altre Viareggio...».

Insomma, la testimonianza che doveva rivelarsi autorevole si riempie di lacune. E risposte contraddittorie. Come quelle date alle domande sulla velocità dei convogli ed eventuali limitazioni che si possano disporre. «La velocità è fissata dal ministero», risponde il dirigente Rfi all’avvocato Stile. Quando poi sarà di nuovo il pm Giannino ad insistere sull’argomento, lo stesso Pavirani dichiara, quasi meravigliato dei quesiti posti, che «i limiti velocità li dà Rfi. Non il ministero...». Ed ancora la velocità nella risposta che ha attraversato l’aula come una scarica elettrica: «A quella velocità (100 chilometri/ora era quella consentita per il convoglio carico di Gpl, ndr) per noi il treno si muove sicuro sull’ infrastruttura che era buona».

Si torna in aula lunedì 5 ottobre e protagonista sarà ancora una volta il tema delle manutenzioni ferroviarie tra Italia ed Europa.

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