La protesta
Prigioniero nel parcheggio dell'ospedale che non accetta i venti euro
L’odissea di un cittadino nell’area a pagamento del Versilia: «Bloccato senza poter cambiare i soldi e costretto a discutere con gli addetti»
LIDO. Sette di sera all’ospedale Versilia, con il consueto via vai di persone in visita a familiari, parenti, amici. Gianni Zoppi è uno di loro. Ma la sua visita si prolunga nel parcheggio dove l’uomo ha rischiato di rimanere “prigioniero”.
«Al momento dell'uscita - racconta Zoppi in una e-mail inviata al “Tirreno” - mi appresto a pagare il ticket del parcheggio antistante l'ospedale. Nel portafogli prendo una banconota da 20 euro, il taglio più piccolo che avevo in quel momento. Ma, leggo sulla macchina erogatrice di convalida del pagamento, che si accettano solo banconote da 5 e 10 euro, oltre a monete varie che non ho con me».
Che fare? Zoppi si mette alla ricerca di un addetto al parcheggio: «Lo trovo e lo informo - prosegue il racconto - che non ho moneta del taglio richiesto per pagare». La risposta è «che devo trovare il modo di cambiarli. E mi suggerisce di andare al bar dell’ospedale».
Zoppi esegue: «Un po' scocciato mi avvio, ed arrivato al bar lo trovo chiuso perché erano le 19, ora di fine attività». L’uomo esce dall’ospedale, alla ricerca dell’auto e di una soluzione: «Mi metto alla ricerca dei dipendenti e non trovo nessuno, se non dopo vari giri del luogo. È il solito e gli faccio presente che non sono riuscito a cambiare la banconota, chiedendo ancora come posso fare. Indispettito, mi risponde che non può farmi uscire se non pago prima il ticket».
La discussione si accende «ma con toni pacati». Ad un certo punto, l’operatore addetto al parcheggio, prosegue la e-mail, «mi dice che dovevo informarmi prima di entrare sul fatto che le banconote da 20 euro non erano accettate e che lui non poteva farmi uscire perché avrebbe avuto dei guai con la società». Anche volendo, però, «non vi era nessuna scritta all'esterno, prima dell’ingresso. E sarebbe stato loro dovere apporre un cartello con indicati ben visibili i vari metodi di pagamento».
Zoppi, a quel punto, minaccia di «chiamare i carabinieri». E gli viene spiegato che tanto «non vengono perché quella è area privata». Alla richiesta di alzare le sbarre e dare il via libera per non incorrere in una denuncia, l’addetto al parcheggio «dopo essersi consultato via telefono con altri colleghi, anche se controvoglia, mi ha aperto la sbarra e sono potuto uscire con l’auto». Una testimonianza per tutte quelle che hanno vissuto una situazione analoga visto che lo stesso operatore, conclude Zoppi, «ha confermato che non era la prima volta che succedeva».
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