Il Tirreno

Versilia

Sos dal Piazzone «Basta, andiamo via»

di Matteo Tuccini
Sos dal Piazzone «Basta, andiamo via»

Marco chiude e va a fare l’ambulante: qui non c’è futuro

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VIAREGGIO. «Basta, me ne vado. Con la morte nel cuore, ma io nel Piazzone non credo più». Marco Tammone chiuderà la saracinesca del suo negozio il 1º ottobre. Andrà a fare il venditore ambulante: «Per noi - spiega indicando la mamma, che gli dà una mano - è meglio così, facciamo prodotti artigianali e li vendiamo ai mercatini. Una delle nostre mete sarà Lido. Là è un’altra cosa».

L’addio della cartoleria “Da Marco”, per cinque anni sotto lo logge del mercato di piazza Cavour - lato via Verdi - è l’ennesimo di questo centro commerciale vero, che negli anni Settanta anticipava i tempi, ed era punto di riferimento dello shopping viareggino. Il Piazzone è in coma da anni: lo hanno ferito a morte l’incuria, il disinteresse e l’incapacità delle amministrazioni, la criminalità piccola e media, le liti tra i commercianti stessi. L’immagine che dà e che resta nella mente ogni giorno è quella dei bagni pubblici insozzati da avventori di ogni tipo, che allontanano i clienti volenterosi. A queste difficoltà si aggiunge la crisi del commercio che colpisce tutte le attività, in particolare nei centri cittadini. Il Piazzone soffre perché soffre il commercio mondiale, ma molti dei mali che lo affliggono sono targati Viareggio.

«Ho fatto questa scelta a malincuore - spiega Marco Tammone, 25 anni, famiglia di commercianti doc (il padre gestisce la pizzeria Barabba in via Aurelia nord) - sono viareggino e, per quanto le cose non vadano bene, resto attaccato alla mia città. Ma oggi per me non ha più senso restare qui. Ho aperto nel 2010 questa cartoleria che offriva souvenir della città e del Carnevale: nonostante la crisi fosse già partita, e alcuni colleghi mi dicessero che la situazione stava precipitando, ho creduto che questa sfida fosse possibile. Con rammarico, a distanza di cinque anni, dico basta: non vedo prospettive, non c’è futuro».

Per Marco il Piazzone soffre di una malattia che nessuna amministrazione è riuscita a curare. «Purtroppo - afferma - non ci sono stati riscontri alle promesse fatte in questi anni. Tutti i progetti di rilancio del mercato di piazza Cavour, dai soldi del cosiddetto Piuss (finanziamenti europei per il recupero e il rilancio delle città che Viareggio non ha saputo intercettare, ndr) alle varie idee, come ad esempio quella di rendere accessibile la terrazza soprastante, non sono mai decollate. Basta guardare l’intonaco che cade a pezzi sopra la nostra testa. Nel frattempo - prosegue - il Comune, che dà chioschi e fondi in concessione, è passato da una mano troppo generosa nel riscuotere gli affitti a un pugno duro che non tiene conto delle nostre difficoltà». Gli stessi commercianti, insomma, non stentano ad ammettere che tra le cause del disastro ci sono anche gli affitti non pagati al padrone pubblico. «Inoltre - continua Tammone - questa è diventata una zona sempre più degradata, marginale, preda di personaggi indesiderati e indesiderabili. Io ho subito un furto pochi mesi fa, ma gli assalti e gli episodi di violenza sono all’ordine del giorno. Ecco perché si vedono tanti fondi chiusi e abbandonati. Come me se ne vanno in tanti. E si badi bene: vanno nella Versilia felix, come Lido e Pietrasanta. Altra storia rispetto alla triste Viareggio».

Prima di andarsene, però, Marco fa un augurio che lui stesso ha scritto, in una e-mail inviata al giornale dai toni appassionati e coraggiosi. Un messaggio con una punta di amarezza, che fa il paio con l’appello fatto da Deborah Mazzoni della Locanda della mamma ai colleghi ristoratori. «Auguro a tutti i commercianti che ci credono ancora e che vedono la ripresa, arrivando a dire che le cose vanno bene così, di trovare un punto di svolta per rilanciare veramente il Piazzone. E spero che Viareggio possa tornare ad essere la vera Perla del Tirreno. Io, appena sarà possibile, tornerò».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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