Il Tirreno

Versilia

disastro ferroviario »a processo

di Donatella Francesconi

AREGGIO. Ad un certo punto il pubblico ministero Giuseppe Amodeo decide che quanto è troppo e troppo: «Ricordiamogli che è sotto giuramento...». Il presidente del Collegio, Gerardo Boragine, smorza....

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AREGGIO. Ad un certo punto il pubblico ministero Giuseppe Amodeo decide che quanto è troppo e troppo: «Ricordiamogli che è sotto giuramento...». Il presidente del Collegio, Gerardo Boragine, smorza. Ma la deposizione di Roman Grunhager, ingegnere della Gatx, nell’aula del Polo fieristico di Lucca è stata di quelle che da un momento all’altro poteva veder mutare la posizione del testimone. Troppi «non so», «non ricordo», tante contraddizioni nel raccontare un sistema delle manutenzioni ferroviarie in Europa che fa acqua da tutte le parti. Come messo bene in evidenza dalle indagini condotte dalla Polfer per la Procura di Lucca e dalle relazioni dell’ispettore superiore Angelo Laurino che alla porzione tedesca delle responsabilità ha lavorato con particolare esperienza e capacità di intuizione.

Si intrecciano, nella testimonianza resa in un’udienza particolarmente impegnativa per gli inevitabili problemi di traduzione su un terreno molto tecnico, controlli interni a Gatx ed esterni, sulle officine di manutenzione. Ma anche audit di soggetti terzi che - lo mette in evidenza l’inchiesta - in realtà si mescolano con controlli e controllori interni. Esemplificativo il botta e risposta che Grunhager ha con il sostituto procuratore Salvatore Giannino.

«Si occupava anche di sottostruttura e l'ha detto su domanda specifica. Lo conferma?», chiede il pm. «Sì, marginalmente», risponde il testimone che continua: «Io ho effettuato controlli a campione, controllavo assili ripristinati, controllavo che ci fossero i contrassegni, facevo quello che rientra nell'ambito del controllo visivo».

«Si occupava di tutta manutenzione dell’assile in Jungenthal?», incalza il pm. «Principalmente del controllo visivo della sala montata finita», è la risposta che porge al magistrato l’assit per chiedere: «Delle modalità con le quali si arrivava alla sala finita si è occupato? E c'era una procedura scritta che andava seguita da quando la sala entrava in officina a quando era finita?». La prima risposta è «sì», ma poi l’ingegnere aggiunge: «Non posso rispondere alla domanda». Ma se poco prima - è ancora Giannino - ha risposto «che controllava se la sala aveva seguito il protocollo scritto dell’azienda?». La risposta è sudata: «C'era un procedimento scritto all'interno della società di nolo (Gatx, ndr) che sanciva che i carri dovevano essere controllati». Il pm allarga le braccia: «Controllati e punto?». C’era scritto solo - risponde il testimone - «che andavano controllati...». E parliamo di carricisterna per il trasporto di merci pericolose in tutta l’Europa.

Sembrerebbe un dialogo dell’assurdo se non si ricordasse che le manutenzioni ferroviarie in Europa sono regolate da regole (le cosiddette Vpi) alle quali di detentori dei carri aderiscono volontariamente e che, dunque, non hanno alcun valore normativo.

Quando il pm prova ad affondare sulla ricostruzione della catena di responsabilità, eco che iniziano i non ricordo e i «se ne occupa un altro ufficio». Ma chi spedisce un assile destinato ad iniziare prima o poi il suo viaggio, cosa sa realmente del materiale che maneggia: «Che si deve trattare di un assile revisionato secondo la regolamentazione». Un timbro, un foglio do carta, e avanti un altro...Contando sul fattore “c”. E non c’è bisogno di traduzione...

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