Sicurezza
Caos banchine: chi paga trova il posto occupato
Ceina, Antonini e un pezzo della Maria Luisa sono del Comune che le aveva date in affitto alla Viareggio Porto. Ma il contratto è ormai scaduto da due anni
VIAREGGIO. Chi va via perde il posto all’osteria, recita il proverbio...Sostituite osteria con banchine ed il risultato non cambia se parliamo degli approdi “Antonini”, “Ceina” e “Maria Luisa di Borbone” (un tratto). È una delle storie di porto che si trascinano sotto gli occhi di tutti, complice il fatto che per restituire alla Darsena viareggina la legalità servono «indagini approfondite sul campo», come scrive il Gip Alessandro Dal Torrione nell’ordinanza del 9 dicembre 2913, che ha fatto scuola quando si analizza la realtà viareggina.
«Chi è andato via in estate - è il racconto fatto al cronista - ha trovato il posto barca occupato...E la maggior parte di noi ha pagato in anticipo per tutto il 2015...». Perché quelle banchine, in concessione al Comune di Viareggio che le ha date in affitto alla Viareggio Porto, oggi sono il Far West. Il contratto d’affitto è scaduto a fine 2013 e nessuno lo ha rinnovato. La Viareggio Porto ha continuato a riscuotere fino al maggio scorso quando - avendo Eduardo Falzone, liquidatore nominato dal commissario Romeo, portato alla luce la situazione - il Comune ha intimato la Viareggio Porto a non riscuotere più un euro. E qui la vicenda si è insabbiata: niente contratto, niente rinnovo, niente gestore, niente incassi. E libertà di ormeggio, alla faccia di chi ha saldato il dovuto.
Chi ha ormeggiato al posto dei titolari del posto barca? Chi li ha autorizzati? Hanno pagato? E se sì, quanto e a chi? Domande che non possono restare senza riposte nel porto che proprio nel dicembre 2013 ha visto squarciarsi il velo del malaffare grazie a quel lavoro sul campo dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lucca che ha portato il Gip a disporre l’arresto del nostromo del porto, Stefano La Rosa, parlando di un «sistema illecito diffuso e consolidato», un «sistema corruttivo».
Le banchine della Viareggio Porto fuori dall’approdo della Madonnina furono oggetto di scontro tra la società e l’allora nostromo (2011): «Le nostre rimostranze - spiega il direttore della Viareggio Porto, Pietro Romani agli inquirenti - si sono rivelate inutili, dovendo sottostare al volere di Capo La Rosa che ha limitato il nostro diritto concessoci, in favore di persone che non saprei meglio descrivervi (...)».
Dall’analisi delle risultanze di indagine il Gip scrive: «È evidente come attraverso il sistema corruttivo si instauri una totale illegalità nella gestione delle banchine». La domanda è inevitabile: per caso - a La Rosa uscito di scena dopo l’arresto e la condanna - qualcuno dei personaggi che si muovono tra le banchine ne ha per caso rilevato l’attività ritenendo che l’attenzione sul porto sia calata? Eppure le indagini a tappeto della Capitaneria sull’inquinamento nelle acque dei cantieri e non solo dimostra il contrario...
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