Il Tirreno

Versilia

Darsena, c’è chi raddoppia e chi lascia

di Corrado Benzio
Darsena, c’è chi raddoppia e chi lascia

Riapre Il Porto mentre si avvicina il cambio di gestione all’Oca. E la pasticceria Lombardo si rifà tutto il look

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VIAREGGIO. Il grido di allarme della Deborah Mazzoni della Locanda La Mamma ha scosso la Darsena. Il quartiere più popolare di Viareggio vive una stagione strana. E non parliamo di cantieri navali – la ripresa c’è e non è così timida se Azimut Benetti in un anno ha visto crescere il suo fatturato del 10% a 650 milioni di euro – ma della ristorazione e del commercio in genere.

Perchè in Darsena si continua ad aprire – magari tristi fast food – ma non tutto sembra andare per il verso giusto. E nonostante si continui a ribadire che la stagione 2015 è stata una manna per tanti locali. Magari solo per chiudere qualche posizione troppo scoperta in banca (ne parla nell’articolo sotto Esmeralda Giampaoli).

E’ una buona notizia, certo, che sono a buon punto i lavori per riaprire il «Porto». E’ stato un locale simbolo della Darsena, con la sua «cascata di diamanti» (così era descritta in menù la catalana dal patron Valdombrini)

La sua chiusura, a fine 2014, ha lasciato molti sconcertati. Soprattutto perchè scaturita dalla difficoltà – come spiegò lui stesso – a fare fronte all’affitto. Ricordiamo che il locale appartiene al gruppo Azimut Benetti.

Il Porto riapre sotto l’attenta regia di un imprenditore pratese che già possiede un locale alle Cinque Terre, per la precisione a Vernazza, perla della costiere spezzina.

Apre a Viareggio e sembra con belle idee. Non solo sulla qualità dell’offerta, ma anche su un precisa strategia di marketing. Insomma vuole partire subito forte.

E tutto quell’angolo di Darsena sembra pronto al cambiamento. L’Oca – ex Oca Bianca – è in avanzate trattative per la cessione ad un famoso ristoratore di Lido di Camaiore. Una buona notizia la continuità dell’azienda che dai tempi del «divo» Garfagnini è passata già attraverso tre gestioni: la famiglia Tronci, il «vulcanico» Henri Prosperi, e quindi la società di appassionati e imprenditori che rilevò il locale mettendoci come direttore Stefano Niccoli, ex Montecatini e poi Puntodivino.

Di fronte al nuovo che «riavanza», via Coppino segnala invece tristi chiusure. Come la pizzeria-bar che – anche in questo caso – ha cambiato in un anno un paio (forse tre) gestioni, una anche fatta di imprenditori immigrati, benchè comunitari.

Ci sono poi i locali che funzionano. Come il sempiterno Nitens, il Porca Miseria, il Gabbiano con la la sua storica carbonara di mare.

Ma nessuno ha pensato ancora di riaprire Francesco sul viale dei Tigli, miseramente chiuso dopo un paio di fulgidi stagioni (lo frequentava anche l’allora sindaco Marco Marcucci).

Chi invece, dopo tre anni di aperture, ha già deciso di cambiare il locale è Maurizio Lombardo, l’unico vero pasticciere della Darsena. Banco nuovo e nuova distribuzione del servizio. Che nasconde però anche una scelta sul fronte del laboratorio. Con il passaggio ad una produzione fatta esclusivamente col lievito madre.

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