Sicurezza
L’ombra di Gomorra sulla Versilia
Dal sequestro del bar Fappani ai casi di estorsione e usura. E Saviano scrive: «Troppi locali diventati “lavanderie”»
VIAREGGIO. L'abbraccio pericolosissimo fra le mafie e la Versilia non è certo una novità delle ultime stagioni. E il fulmine del nuovo blitz anti-camorra della Dda di Napoli deflagrato ieri anche a Viareggio – e rimbalzato per tutta la giornata grazie ad agenzie di stampa e telegiornali - non arriva certo in un cielo sereno e terso dalle nubi minacciose del crimine organizzato. Da anni, infatti, la striscia dorata di costa che va da Torre del Lago a Forte dei Marmi è territorio in cui i boss sembrano aver messo gli occhi. E, probabilmente, anche le radici per i propri loschi affari. Del resto immobili di pregio e attività imprenditoriali dove investire per ripulire denaro sporco, da queste parti non mancano di certo. E possono garantire una redditività che in altri territori non è neppure immaginabile.
Il caso recente che più a fatto scalpore risale alla fine di gennaio dello scorso anno, quando in seguito ad una inchiesta della Direzione nazionale antimafia vengono messi i sigilli all'ex bar pasticceria Fappani, locale simbolo della Passeggiata la cui gestione - dopo una serie di traversie - era finito nelle mani di uomini ritenuti vicini al clan dei Contini, una delle famiglie più in vista della complessa galassia di Gomorra. Una apparizione tutt'altro che sporadica, quella fatta dalla Camorra da queste parti. Nel corso della medesima operazione, infatti, erano finiti sotto sequestro anche altri ristoranti e pizzerie della zona (anche se fuori Versilia): due a Pisa, uno a S. Giuliano Terme e uno a Marina di Pisa. Segno che la costa della Toscana era considerata dai clan una delle zone di conquista più ambite. Lo Stato, in questo caso, è riuscito a tagliare i tentacoli alla piovra campana e la freschissima riapertura del bar Fappani – tornato finalmente in mani sicure – è un po' anche il segno del riscatto della città dagli appetiti della malavita.
Ma i segnali recenti di una infiltrazione mafiosa non si sono certo limitati al caso Fappani. Un anno prima una nuova inchiesta anti-camorra partita da Napoli approda a Viareggio. Nella maxi retata che porta all'arresto di un lungo elenco di personaggi legati al clan dei Casalesi, ben tredici vivono e operano in Versilia. Fra loro anche personaggi di un certo spicco della piramide di Gomorra. In questo caso – secondo quanto emerso dalle indagini – l'obiettivo dell'organizzazione non è solo quello di ripulire i propri proventi sporchi in riva alle coste versiliesi del Tirreno, ma sarebbe stata messa in piedi una vera e propria attività di estorsione ai danni di cantieri edili per lo più facenti capo a imprenditori campani che operano nella zona. Nel corso dell'operazione viene chiuso anche un negozio di generi alimentari campani ricavato in via Marco Polo, a due passi dall'ingresso dell'autostrada, ritenuto una sorta di base dell'organizzazione.
Ma in odore di Camorra ci sono anche numerose famiglie originarie di Napoli e provincia che si sono ormai definitivamente stanziate a Viareggio (e in Versilia) e che finiscono ripetutamente al centro di inchieste collegate alla criminalità organizzata. Il loro core business è legato al mondo dell'estorsione e dell'usura, ma spesso fra le loro attività collaterali c'è anche lo spaccio di sostanze stupefacenti (soprattutto cocaina) e lo sfruttamento della prostituzione. In alcuni casi – come quello di Vincenzo Saetta, ritenuto uno dei personaggi di maggior spessore presenti in zona – in sede processuale per alcuni di loro cade l'accusa di associazione mafiosa contestata al momento dell'arresto. Ma i metodi utilizzati (leggi l'agguato a colpi di arma da fuoco al Suv avvenuto al Varignano nel 2011) sono inconfutabilmente quelli utilizzati dalle organizzazioni criminali.
E che Viareggio e la Versilia siano terre dove il crimine organizzato sta cercando di imporre la sua legge non lo dicono soltanto le carte delle inchieste o le sentenze. Lo certifica perfino Roberto Saviano, il giornalista-scrittore che è forse il maggior esperto di cose di Camorra. «Mille volte – scrive l'autore di Gomorra nei giorni in chi vengono messi i sigilli a Fappani - avrò sentito dire che la Toscana era lontana dalle consorterie e dalle logiche criminali. Che quando mettevo in dubbio tanta sicurezza, esageravo solo per farmi pubblicità. Ora l’inchiesta della Dna mostra come decine e decine di locali fossero “lavanderie” di camorra. A Viareggio tra i locali sequestrati c’è l’ex Fappani, famoso per essere stato ritrovo di artisti e personaggi dello spettacolo. Ma la lista è lunga. Una cosa è ormai chiara: l’ordinaria vita commerciale dei territori è diventata oggetto di investimento criminale».
@ClaVecoli
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