Gioco
La lezione del senatore: unità contro la crisi
«Viareggio non può restare isolata, solo l’unione di tutti i Comuni versiliesi può fare invertire la rotta»
VIAREGGIO. Unità. È la parola d’ordine che il senatore Giovanni Pieraccini, dall’alto dei suoi 96 anni, indica a Viareggio per risalire la china: unità di intenti tra tutte le forze democratiche, unità della Versilia nel comprensorio, una politica unitaria tra i sette Comuni.
«Se ci dividiamo in piena emergenza siamo finiti - sottolinea - ricordiamo i tempi della Resistenza, della Liberazione e dei primi governi democratici. Una società, sia pure democraticamente articolata, ha sempre bisogno di una base stabile comune. Occorre l'unione di tutti i comuni versiliesi poiché nessuno è in grado di svolgere una politica autonoma né per territorio né per risorse. Divisi e isolati non usciremo mai dalla crisi. Viareggio non può restare isolato in una posizione di sostanziale debolezza e nemmeno gli altri comuni possono continuare questa politica. Viareggio deve partecipare come il centro maggiore della Versilia ed essere attivo nelle decisioni comuni, fare proposte, difendere i propri interessi legittimi e deve dar vita, con gli altri, al processo di razionalizzazione della politica versiliese e anche alla riduzione dei costi. Il comprensorio è la struttura giuridica per attuare una politica comune. Ma poiché non si può fare tutto in una volta si deve procedere scegliendo priorità, come la cultura, il turismo e l'unificazione dei servizi. C'è una grande quantità di studi e materiale e ci sono molte proposte in campo. Ricordo quella di due grandi eventi a cui ho lavorato moltissimo, come la nascita del Festival d'Inverno e del Festival di Primavera, l'uno nel mese del Carnevale, l'altro intorno a Pasqua».
Oltre a un richiamo a una politica economica equa, Pieraccini fa leva sull’orgoglio di Viareggio: «Non è una città morta ma è ricca di iniziative, artisti, manager, organizzatori e altre vive personalità che danno vita a una stagione interessante di manifestazioni anche ricche. Credo che in queste mani c'è la forza più viva della capacità d'azione e bisogna fare tutto perché questa stagione cresca».
Infine un’amara constatazione. «Sono giunto a voler scrivere un libro degli addii perché si chiudono, a 96 anni, molte delle mie stagioni e perché con tristezza devo dire che anche mi sento più isolato, mentre ero abituato a un intenso rapporto con la città. Ma c'è un addio che non darò fino all'ultimo mio giorno ed è l'addio a Viareggio e alla Versilia perché continuerò sempre a sostenerle per la loro rinascita».
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