Il Tirreno

Versilia

Così Viareggio si risollevò dalla guerra

di CORRADO BENZIO
Così Viareggio si risollevò dalla guerra

Da Pieraccini a Pocci, da Adolfo Lippi ad Anichini svelano la città dopo la Liberazione: paragonandola ad oggi

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CORRADO BENZIO. Sarà un convegno più politico che storico. Perchè l’intenzione è giustamente e bellamente politico. «Viareggio: la rinascita» dice già tutto della due giorni di convegno e testimonianze che si apre oggi al Principe di Piemonte.

Si racconteranno con testimonianze documenti fra il 1944 ed il 1946. Anni cruciali, secondo chi ha organizzato il convegno (l’assessore alla cultura Rosella Martina) che riportarono in sella Viareggio dopo le distruzioni della guerra.

Viareggio venne liberata proprio in questi giorni 71 anni fa dai soldati americani della Buffalo. Era settembre, la città era stata sfollata (dai suoi abitanti), bombardata (dagli Americani), minata (dai Tedeschi). Di quei giorni si parlerà prima di arrivare ai giorni della rinascita. Quando si tornerà a ballare, a prendere il sole, a mangiare qualcosa di più. Quando riaprirà il casinò al Principe di Piemonte (oggi ospiterà questo convegno, poi si chiude in attesa del nuovo padrone, visto che verrà venduto dal Comune) , quando nel febbraio del 1946 torneranno a sfilare i carri e la canzone ufficiale – poche volte sarà così significativa , fin dalle prime strofe – Risorgi ancor più bella.

Si parlerà di eventi e personaggi. Locali e no. Viareggio ne vedrà di tutte e di tutto. Da Sandra Milo (che poi racconterà: ho rischiato di essere violentata in pineta da un soldato nero) a Delia Scala, al tempo Odette Bedogni, maritata Melitzanos, ufficiale greco-americano che poi resterà a Viareggio.

La scelta dei relatori è stata ampia e di livello. Parlerà Silvana Galli, che racconterà la sua avventura di madre di un figlio della Buffalo. Ma parlerà anche Franco Pocci, l’avvocato viareggino che da decenni è appassionato di storie e cultura viareggina. In particolare del dopoguerra ma non solo. A lui il compito di raccontare tanti fatti inediti. Come la visita a Viareggio del generale George Marshall. Si proprio lui, l’uomo che salverà l’Europa dal Comunismo con il famoso piano Marshall. Un doppio vincitore, Marshall. Prima come generale dell’esercito americano, poi come segretario di Stato. Ed è interessante vedere che qualcuno fra relatori e organizzatori fino a 25 anni fa (poi cadde il Muro) erano ancora pervicacemente comunisti. Da vedere e da sottolineare, perchè poi in Italia tutto diventa pappa indistinta.

Non era certo filocomunista Federigo Gemignani. L’ex sindaco di Viareggio ed ex presidente del Carnevale sarà affiancato da un altro ex sindaco, anche lui dc, come l’avvocato Renzo Vecoli.

Gente che in quei giorni caldi c’era. Ha assicurato la sua presenza al Principe anche il senatore Giovanni Pieraccini.

Lui fu fra i primi ad organizzare la Resistenza ai tedeschi subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.Lo fece partendo da Marignana, culla del movimento di Resistenza in Versilia.

Poi Pieraccini sarà costretto a scappare e ad entrare nella più protettiva Firenze in quei giorni caldi che poi portarono alla Liberazione del capoluogo.

A raccontare quei giorni, non da protagonista ma da studioso, ci sarà il professor Stefano Bucciarelli, uomo guida dell’Istituto di storia della Resistenza di Lucca.

A parlare del Carnevale rinato dopo la guerra toccherà al professor Carlo Alberto Di Grazia. Altra testimonianza importante e anche attesa è quella di Franco Anichini.

L’elenco di chi parlerà è veramente sterminato. Con orgoglio possiamo dire che ci sono anche due collaboratori di punta del nostro giornale: Adolfo Lippi e Paolo Fornaciari, ex direttore del Centro documentario storico.

Quattro le aree tematiche attraverso le quali si dipanerà la due giorni del Principe. Sono politica, cultura, società ed economia.

Al termine di ogni giornata ci sarà un dibattito di sintesi guidato da Rossella Martina che in questa fase abbandona il suo ruolo di personaggio istituzionale per recuperare il vecchio ruolo di giornalista.

Speriamo che alla fine di questa due giorni – al di là della qualità indubbia degli interventi – si riesca ad intravedere cosa aiutò Viareggio a rinascere. Dopo lutti, violenze, dolori, fame, privazioni. Dopo tante umiliazioni. Dopo importanti episodi di personaggi legati al Fascismo che seppero velocemente cambiare casacca e diventare antifascisti quasi viscerali.

Una Viareggio, va detto però che aveva con sè altri germi. Perché veniva dalla guerra, ma prima c’era stato un ventennio d’oro per il turismo, ma anche e soprattutto per la cultura.

A Firenze alla Nazione del Popolo lavoravano Giovanni Pieraccini e Manlio Cancogni, recentemente scomparso. A Viareggio viveva Mario Tobino. Da Viareggio se ne era andato, ma non da molto, un giovane brillante: Mario Monicelli. In città viveva Ermete Zacconi e stava venendo fuori il talento lunatico di Giancarlo Fusco.

Tutto questo oggi non c’è più. Non ci potrebbe essere. E quindi la ripartenza sarà comunque su una ripidissima salita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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