Il dolore
Sull’asse nessun controllo visivo
Ammissione in aula di un imputato, tecnico di Cima riparazioni Tra documenti prefirmati e troppi «non ricordo»
VIAREGGIO. «Verifichiamo che la sala (assile più ruote, ndr) non abbia subito danni durante il trasporto, che si presenti apposto, che sia quella che hanno spedito, che sia conforme e che sia effettivamente stata revisionata. Tutte queste verifiche sono state effettuate». Processo per la strage di Viareggio, parla Giuseppe Pacchioni, dall’aprile 2009 amministratore unico della Cima riparazioni di Bozzolo (Mantova). Il quale, però, si presenta in aula dichiarando di aver avuto all’epoca dei fatti (giugno 2009) il ruolo di direttore generale della stessa azienda. Alla domanda dell’avvocato di parte civile Maurizio Dalla Casa, che mostra e chiede sia messa agli atti la visura camera della società, Pacchioni esamina il documento e risponde: «Non ricordo la sequenza delle date...». Non sarò l’unico scivolone dell’imputato che ha scelto di essere ascoltato davanti al Collegio (presidente Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino).
Perché quando Dalla Casa torna a incalzare, ancora con le carte in mano, sono gli stessi giudici a mostrare grande attenzione ad un pezzo di vicenda che pare assurda. L’avvocato mostra il documento verbale di consegna e constatazione del veicolo che porta la firma di Gillo Modè. Quando Dalla Casa chiede a Pacchioni di parlare della firma sul documento, Giuseppe Pacchioni non può che ammettere:«Al momento non era presente nello stabilimento. Non è firmato da lui. È un modulo precompilato. Con nome e cognome. Ma lui aveva già lasciato l'azienda. È rimasto il suo nome...». Eppure non si tratta solo di carta da compilare per burocrazia: perché come spiega lo stesso imputato «quel documento fa parte della documentazione del carro».
Un occhio al materiale scaricato dai camion e documenti prefirmati: appare così la descrizione dell’officina. Tanto che quando il pm Salvatore Giannino stringe sul tipo di controlli effettuati sull’assile, l’altro imputato - Daniele Gobbi Frattini, all’epoca responsabile tecnico di Cima - non può che “confessare”: l’esame visivi IS0 previsto al manuale di manutenzione Vpi «non è stato fatto». Giannino insiste: «Avete compilato un rapporto delle verifiche?». La risposta è dello stesso tenore: «Non è previsto». Per poi aggiungere cosa intenda Cima riparazioni per “controllo visivo”: «Se arriva in officina una sala spezzata la vediamo». Per il resto, vale il metodo così riassunto dal responsabile tecnico dell’azienda: «Guardiamo come se fosse una scatola di bulloni... Non facciamo l'analisi al bullone rispetto a quello che c'è scritto sulla scatola...».
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