Il dolore
Strage, parlano gli imputati della Cima
Viareggio: riprende il processo al polo fieristico di Lucca. Ed è di scena l’officina mantovana che montò ruote e assili sul treno deragliato
VIAREGGIO. Quando le sale montate (assili più ruote) dalla Germania (Officina Jungenthal) arrivano in Italia, alla Cima riparazioni di Bozzolo (Mantova) i disegni delle stesse, del carrello, dei componenti del carro merci adibito al trasporto di Gpl, ma anche i certificati delle officine presso cui erano stati eseguiti gli ultimi interventi di manutenzione e la certificazione dei test non distruttivi ad ultrasuoni effettuati sugli assili delle sale montate non ci sono. Non li troveranno la Polfer e neppure i membri della commissione di indagine della Direzione generale per le investigazioni ferroviarie del ministero dei trasporti.
Di questo ed altro testimonieranno mercoledì 16 nell'aula del Polo fieristico di Lucca Giuseppe Pacchioni, amministratore unico dell'officina "Cima riparazioni", e Daniele Gobbi Frattini all'epoca dei fatti responsabile tecnico dell'officina e responsabile commessa carri della stessa impresa. Al momento sono gli unici due imputati nel processo per il disastro ferroviario che hanno scelto di essere sentiti in sede di dibattimento. E le udienze iniziate il 13 novembre 2013 riprendono da qui, davanti al Collegio presieduto da Gerardo Boragine con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino. In aula, come sempre, i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino.
È dall'officina mantovana che il treno carico di Gpl che deraglierà il 29 giugno 2009 a ridosso delle case di via Ponchielli e via Porta Pietrasanta esce montando gli assili arrivati dalla Germania: basteranno 22.525 chilometri per arrivare alla tragedia da 32 morti.
Su quegli assili e su quelle ruote arrivati da Hannover come revisionati i tecnici della Cima dovevano eseguire, prima del montaggio, un esame visivo. Ed ecco cosa scrive ancora la commissione di indagine ministeriale: «In relazione al controllo visivo sulle sale ricevute in sostituzione, nella documentazione ricevuta da Cima Riparazioni sembrano mancare alcune informazioni relative alle sale 98331 e 85890 e si ha traccia della sola verifica del diametro delle ruote che viene riportato nel documento "avviso di messa a disposizione: caratteristiche della sottostruttura”. Non risultano allegati i fogli di misurazione ed altre evidenze dell'avvenuta verifica di queste sale e della compatibilità della sala BA 75.2 con il carrello in questione».
L’officina di Bozzolo è riconosciuta e certificata da Railion Deutschland per la manutenzione dei carri ferroviari nel rispetto delle procedure previste nel manuale Vpi utilizzato per la manutenzione dei carri. Ed è stata sottoposta nel 2008 ad audit anche da Trenitalia per la relativa certificazione di società qualificata alla riparazione di rotabili. Eppure, sia il consulente della Procura di Lucca, professor Paolo Toni, che i periti del Gip nella relazione dell’incidente probatorio non hanno avuto dubbi: le sbollature sull’assile che si è poi rotto dando origine al deragliamento avrebbero dovuto essere viste in Cima. Paolo Toni, in una delle udienze che lo hanno visto sul banco dei testimoni, parlando di manutenzioni ha utilizzato parole che tolgono il fiato: «L'osservanza pedissequa della trama manutentiva riveste la stessa importanza che hanno in medicina i protocolli di cura. Perché non c'è solo la scienza, ma c'è anche l'esperienza. E la trama manutentiva viene messa a punto dagli eventi sul campo». Ed è il sistema delle manutenzioni ferroviarie in Europa uno degli imputati al processo sulla strage di Viareggio. Come ha scritto l’ispettore superiore della Polfer di Milano, Angelo Laurino, nelle sue relazioni di indagine: «Appare chiaro che con la privatizzazione si è principalmente perseguito lo scopo di imporre comportamenti competitivi di mercato senza introdurre adeguati vincoli a garanzia della sicurezza di trasporto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

