Sicurezza
Il sogno normale dei migranti di Lido
Cercano un’occupazione e sperano, un giorno, di riabbracciare i propri cari e vivere con loro in un mondo senza la guerra
di ROY LEPORE
Le loro storie sono tutte diverse e insieme tutte simili. Sono stati costretti a fuggire dalle loro terre d’origine, in Africa, dove sono nati e dove hanno lasciato, mogli, figli, genitori, amici e gli affetti più cari. Rischiavano la vita: sono quasi tutti cristiani, perseguitati da parte di bande del posto che li hanno presi di mira. Così sono fuggiti lasciandosi alle spalle ricordi della loro infanzia e nello stesso tempo periodi belli trascorsi con i loro affetti più cari, oggi purtroppo lontani chilometri e i chilometri. Sperano, un giorno, di potersi ricongiungere con le loro famiglie in un luogo dove finalmente ci sia la pace.
Sono le storie di 13 migranti ospitati da qualche mese nel villaggio della solidarietà della Misericordia di Lido di Camaiore. Un progetto di accoglienza che funziona e cerca di dare una prospettiva di vita migliore a questi giovani in fuga.
Zaccaria 36 anni è arrivato dal Senegal nel maggio del 2014. È uno dei pochi musulmani del gruppo che vive a Lido. Nel suo Paese era professore di Corano e nello stesso tempo faceva il pastore. Con il passare del tempo sono sorti dei gruppi di fondamentalisti che avevano una visione totalmente diversa dalla sua. «Prima mi hanno ucciso tutti gli animali - dice Zaccaria - e poi ho capito che avrei rischiato seriamente, insieme alla mia famiglia e così ho deciso di partire dopo le minacce che ho ricevuto. Spero presto di poter permettere a mia moglie ed i figli di raggiungermi, con lei mi sento telefonicamente. Ho bisogno però di trovare un lavoro per poterli mantenere. Sono venuto in Italia con un barcone, insieme a tanti altri che sono fuggiti dalla Libia. Ho conosciuto nel viaggio uno dei ragazzi che poi ho trovato alla Misericordia di Lido di Camaiore, dove siamo stati accolti bene. Ringrazio insieme agli altri ragazzi tutti per come ci trattano, cercando di aiutarci in questo nostro percorso. La cosa più bella che desidero come gli altri ragazzi è quella di avere con noi la famiglia, perché ci manca molto».
Youssouf 25 anni anche lui è arrivato dal Senegal faceva il pastore. Nel suo villaggio è purtroppo arrivata la guerra e lui è fuggito, per cercare fortuna, come tanti altri suoi connazionali, da altre parti. Innocent viene dal Ghana, lo chiamano Luca alla Misericordia, è stato fra i primi quattro ad arrivare a Lido di Camaiore nel maggio del 2014. Ha lasciato a casa sua tre sorelle, due fratelli e la mamma. «Spero di poterli riabbracciare un giorno - dice - mi mancano molto, perché è dura stare lontano da loro. Qua cercano di farci sentire il calore e l’affetto che ci manca, siamo stati accolti bene alla Misericordia e a Lido di Camaoiore. Mi piace andare in bicicletta, vorrei averne una da corsa».
È la bici, del resto, il principale mezzo che questi ragazzi usano per spostarsi. Ne hanno riparate alcune che erano della Misericordia.
Dalla Nigeria sono arrivati Monday, Kinslay, Kayodi, Sumsung, Roland, Aron. «Anche da noi ci sono gruppi di fondamentalisti che uccidono e fanno razzie. Siamo stati costretti a fuggire in cerca di pace».
Monday ama il canto. Nel suo paese era un artista e ora spera di poter coltivare questa sua passione anche in Italia. «Ho chiesto se sarà possibile far parte del coro della chiesa del Secco - dice - in questo modo avrò la possibilità di cantare, perché è la cosa che amo di più, mi rende felice, quindi vorrei poterlo fare anche qui». Questi ragazzi che in qualche modo hanno voluto raccontare parte della loro vita, desiderano far presente che non vogliono sentirsi come un peso per la collettività che li ha ospitati.
«Vorremmo poter lavorare e renderci indipendenti, perché nelle nostre terre facevamo questo. Purtroppo siamo stati costretti a fuggire e ringraziamo chi ci ha ospitato per adesso e chi ci sta dando la possibilità per ripartire. Non sarà facile, lo sappiamo, ma cerchiamo di riuscirci. Chi ci ha dato per un certo periodo un lavoro, lo ringraziamo di cuore, come chi vorrà farlo in futuro. Ringraziamo ancora Noemi, Sara, e tutti gli altri della Misericordia che ci stanno aiutando a non farci sentire soli e a chi vorrà permettere di riunirci con le nostre famiglie che abbiamo lasciato lontano da noi e chi ci mancano davvero molto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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