Il Tirreno

Versilia

Al Villaggio si studia e si lavora

Al Villaggio si studia e si lavora

Ma per alcuni di loro c’è tempo anche per qualche partita a calcetto

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LIDO DI CAMAIORE. La Misericordia di Lido di Camaiore presieduta da Aldo Intaschi ha voluto promuovere lo spirito di accoglienza che anima l’agire dell'associazione, ed è per questo motivo che ospita 13 ragazzi africani - giunti in Italia in diversi momenti - nel Villaggio della solidarietà dell’associazione che si trova a fianco alla sede in via del Secco.

Il primo gruppo di migranti è arrivato nel 2014 e gli altri poi a inizio 2015. Gli ultimi cinque poco prima dell'inizio dell’estate. Si tratta di un progetto di micro accoglienza dei rifugiati internazionali realizzato in collaborazione con il Comune di Camaiore, costituisce l’ultima grande scommessa dell’associazione all’insegna dei valori che ispirano ogni nuovo progetto realizzato. A seguire i ragazzi che sono giunti a Lido di Camaiore sono Noemi, laureata in scienza politiche e studi internazionali, Sara che è una assistente sociale e con loro collabora Giovanna. Noemi la mattina cura un corso di italiano per questi 13 ragazzi che si stanno inserendo piuttosto bene nel nostro tessuto sociale. «Hanno legato anche con le famiglie che sono ospitate nel villaggio che rientrano nel progetto dell’emergenza abitativa - dice Noemi - hanno socializzato e questo è un aspetto molto bello. Possiamo dire che l’unione fa la forza». Alcuni di questi ragazzi che sono della Nigeria, del Senegal, del Ghana hanno avuto delle esperienza lavorative per periodi brevi da quando sono arrivati. «Uno di loro ha lavorato in una serra a Torre del Lago - dice Sara - un altro inizierà presso la salumeria Tomei, un altro ragazzo è nella coopertiva della Misericordia che si occupa di giardinaggio. La legge non prevede per i primi sei mesi del loro arrivo in Italia che possano lavorare, in questo lasso di tempo vengono utilizzati nelle nostre attività dell'associazione. Quest’estate hanno aiutato alla sagra, in altri casi se ci sono da fare dei lavori all'interno della Misericordia cercano di rendersi utili. Quello che possiamo dire che si tratta di ragazzi che non ci hanno creato mai nessuno tipo di problema». Per Noemi l’eseperienza con i migranti è un po’ il mettere in pratica anche quello che ha studiato all'Università. «È una bella esperienza anche per me, sicuramente formativa che arricchisce il mio bagaglio professionale. Si tratta di ragazzi che sono venuti via dalle terre dove abitavano per fuggire da persecuzioni, con la speranza di poter riunire quanto prima gli affetti che hanno lasciato nei propri Paesi, dove ormai non possono più tornare per motivi di sicurezza. Quello che cercano è un posto, magari anche in Europa, dove poter cominciare una nuova vita con un lavoro, diversa da quella che sono stati costretti a lasciarsi alle spalle».

Intanto si danno da fare aiutando come possibile nelle attività dell’associazione e cercando occupazioni anche temporanee sul territorio. E nel tempo libero? C’è chi è riuscito a coltivare le proprie passioni: alcuni di loro sono entrati a far parte della squadra di calcetto dei volontari della Misericordia. (r.l.)

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