Il Tirreno

Versilia

Caso Iacconi: «Non l’ho colpito da solo»

Matteo Tuccini
Caso Iacconi: «Non l’ho colpito da solo»

Il ragazzo sotto accusa: anche gli altri picchiavano Manuele e l’amico. Respinta la richiesta di sospensione del processo

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VIAREGGIO. «Sì, ho colpito col casco Manuele Iacconi. E ne sono pentito. Ma non sono stato il solo a farlo». Il ragazzo sotto accusa, 18 anni compiuti da pochi mesi, parla e piange. Il suo legale, Giacomo Ciardelli, parla di «scena sincera». Ma quello che conta non sono le lacrime: è la ricostruzione di quanto accaduto nella notte del 31 ottobre scorso in via Coppino. Che è diversa da quanto lo stesso giovane - di cui non mettiamo il nome perché minorenne all’epoca dei fatti - aveva raccontato mesi fa in commissariato a Viareggio. «È stato il branco a pestare Manuele e il suo amico», dice ora di fronte al giudice del tribunale dei minori di Firenze. E non uno solo, come affermato da lui stesso quando si era autoaccusato di fronte ai poliziotti. Il branco significa tutti e quattro i giovani finiti sotto inchiesta per l’omicidio di Iacconi e il ferimento dell’amico di lui Matteo Lasurdi. Un omicidio per cui la verità deve ancora essere scritta.

Il colpo di scena. Le parole del giovane finito a processo segnano uno spartiacque decisivo nella vicenda giudiziaria. Che ieri a Firenze ha visto il via ufficiale, dopo un’udienza interlocutoria nel luglio scorso. Ovviamente saranno il tribunale dei minori ed eventualmente gli inquirenti - che stanno ancora lavorando sul caso - a valutare le parole del ragazzo. Ma è un fatto che fino ad oggi la ricostruzione del pestaggio a colpi di casco nella notte di Halloween è stata: il giovane autoaccusatosi del pestaggio ha ucciso Manuele, l’altro minorenne ha ferito gravemente Lasurdi e gli altri due indagati, il 19enne Alessio Fialdini e il 20enne Federico Bianchi, hanno responsabilità minori. Con queste dichiarazioni, che coinvolgono tutti e quattro in maniera più pesante, cambiano le carte in tavola. Nel frattempo si attende la fissazione della data del processo per l’altro minorenne coinvolto, assistito dagli avvocati Giorgio Nicoletti e Paola Memmola. E la chiusura delle indagini per Fialdini, assistito da Massimo Landi, e Bianchi, tutelato da Maria Laura Bitonte.

Il processo va avanti. Altra notizia importante è che il giudice fiorentino ha respinto la richiesta fatta dagli avvocati dell’imputato, Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi, a proposito della cosiddetta “messa alla prova” del ragazzo finito alla sbarra. Si tratta di una formula che viene utilizzata per i minori in casi simili, e che si traduce in una sospensione del processo. Con inserimento in una comunità di recupero simile a quella dove il giovane si trova adesso nelle Marche. Se questo percorso, che dura dai 2 ai 3 anni, viene valutato positivamente il giovane non solo non va in carcere, ma non viene nemmeno processato. Come detto, però, il giudice ha respinto questa richiesta. La difesa ha affermato che verrà nuovamente presentata il 5 ottobre, quando - come sembra - ci sarà la sentenza. Sempre gli avvocati difensori hanno fatto sapere che il ragazzo verrà trasferito in un’altra comunità, con gli stessi obblighi - può uscire solo se accompagnato. Smentita l’ipotesi che potesse essere un centro legato a don Mazzi.

Il commento della famiglia. L’avvocato Riccardo Carloni, che tutela la famiglia di Manuele Iacconi assieme al collega Luca Fontirossi, commenta così l’esito dell’udienza: «La famiglia è rimasta soddisfatta per la decisione del giudice di respingere la richiesta di messa alla prova, e di andare avanti con il processo. In vista della sentenza prevista per il 5 ottobre». Per l’avvocato Fontirossi è emerso in maniera chiara che «nessuno dei soggetti coinvolti è spettatore. Il giovane, nella sua ricostruzione chiara e completa di quanto accaduto quella notte, non ha escluso nessuno».

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