Lutto
Porto insabbiato, il maxi yacht non entra
Il pilota del porto di Carrara: «Sicurezza pari a zero ed il canale di ingresso esiste solo sulla carta. Sia aperta un’inchiesta»
VIAREGGIO. «I feel the bottom...»: sente il fondale il comandante turco del “Voyager”, sessantuno metri con pescaggio 3,70, in ingresso in porto nelle prime ore del mattino di domenica. La comunicazione, via radio, è con la barca dei piloti del porto di Carrara che oggi coprono anche quello di Viareggio. Lo Yacht si staglia per un po’al largo della città, arriva quasi al fanale rosso, poi sta fermo, indeciso sul da farsi. Quando la decisione viene presa è quella di lasciare le acque viareggine per un approdo che offra maggiore sicurezza in entrata: La Spezia. «Mi pare si stia lavorando in maniera esasperatamente pericolosa», è il verdetto di Alessandro Marchetti, capopilota in porto a Carrara, il quale opererà su Viareggio: «In una situazione di sicurezza pari allo zero».
Il porto di Viareggio, là dove vengono costruiti gli yacht della nautica mondiale in giro per saloni proprio in questi giorni, diventa pericoloso alla prima mareggiata con un po’ di vento. E chi arriva oggi a Viareggio e parla con l’esperienza di oltre vent’anni di servizio non può che denunciare quello che è sotto gli occhi di tutti. «Una situazione di sicurezza pari a zero nella quale si lavora - continua Marchetti al telefono con il “Tirreno” - senza neppure avere la carte dei fondali ufficiali».
Ma non è solo questione di profondità, spiega il pilota. Perché a rendere pericolose le manovre di entrata/uscita c’è anche la questione del canale «che non c’è». O meglio c’è, ma sulla carta, Gli yacht «hanno una manovrabilità veramente limitata - continua Marchetti - e bastano dieci nodi di vento perché si spostino. Tenendo conto, inoltre, che bisogna entrare al minimo. Uno yacht di quelle dimensioni, con dieci nodi di vento scarroccia e va verso il largo. Non è possibile. Non c’è margine di sicurezza. C’è un rischio che secondo me è pazzesco...». Anche se «si riesce ad imboccare il canale, ed è tutta questione di azzeccarla c on le dimensioni ristrettissime - mentre un canale di entrata in un porto dovrebbe avere una larghezza di almeno trenta metri anche con degli allineamenti, dei punti di riferimento - ci sono dei punti da 4,20 metri... Con uno yacht che pesca 3,70-3,90 alle volte basta che ci sia una piccola onda...Non so come si fa a lavorare così. Dovrebbero aprire delle inchieste...». E se non bastasse, nello stesso canale «ci sono delle dune. Ti sposti un po’ e arrivi a 2,70-2,80 metri...».
Oltretutto «per poter entrare nel canale più profondo bisogna portarsi proprio sotto alle boe che delimitano la zona balneare. Lasciando il fanale rosso d’entrata sul lato dritto della barca...Se c’è un po’ di vento questi yacht, quando ci si avvicina all’imboccatura, non ce la fanno a raddrizzarsi e rimettersi in posizione ...Io questa mattina mi sono spaventato. A Viareggio si può entrare solo quando c’è zero vento e zero mare».
Se non bastasse, continua Marchetti, «la difficoltà è anche nel bacino di evoluzione. Ci sono 3,70-3,90.3,90: come è possibile lavorare in questa maniera? Secondo me, lì a Viareggio è davvero una situazione disperata». È vero, si è sempre lavorato così a Viareggio: «Su qualsiasi manuale si richiede un dieci per cento di acqua sotto alla chiglia rispetto al pescaggio. Uno scafo da quattro metri deve avere almeno 40 centimetri...Non ne chiedo tanti, ma a me è stato dato il via libera con cinque centimetri!». Viste le condizioni - conclude Marchetti - «devo dire che a Viareggio, fino ad oggi, avete avuto una gran fortuna!».
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