Gioco
Escavo, vince un’azienda coinvolta in due inchieste
Aggiudicazione provvisoria alla Lmd di Venezia per l’intervento in porto da un milione di euro e centotrentamila metri cubi di sabbia da dragare
VIAREGGIO. «Il mantenimento di fondali a profondità idonee all'accesso delle imbarcazioni del porto di Viareggio non può prescindere da una costante attività di dragaggio, da ripetersi più volte durante l'anno, in funzione dell'evoluzione della barra per effetto del trasporto solido litoraneo»: puntuale come ogni anno, dunque, torna l'escavo. Gara aggiudicata in via provvisoria dall’Autorità portuale che ha bandito la gara il 3 agosto scorso (manifestazioni di interesse dal 21 luglio) ed oggi deve effettuare le verifiche di legge prima dell’aggiudicazione definitiva. Centotrentamila metri cubi di sabbia da rimuovere per un intervento complessivo che ammonta a 1.200.000 euro per un importo dei lavori a base d'appalto (comprensivo di oneri della sicurezza) pari a 960.000 euro.
I mezzi impiegati per il lavoro dovranno essere (come da bando e su sollecitazione della Capitaneria) - del tipo dragante autocaricante e semovente (auto propulso), con capacità di carico minimo di 500 metri cubi, e sistema informatico Gps per individuazione zona di dragaggio».
Ad aggiudicarsi provvisoriamente la gara - secondo indiscrezioni - è stata la “Lavori Marittimi e Dragaggi” (Lmd) di Malcontenta Venezia. Impresa che nel 2014 ha già lavorato per l’Autorità portuale regionale, vincendo un appalto per lavori in porto da 168.300 euro. Ma la “Lmd” è la stessa azienda coinvolta nelle inchieste sull’escavo del porto di Pescara e sul Mose a Venezia che tanto ha scosso anche il mondo politico nazionale. Lmd faceva parte del Consorzio Venezia Nuova, il cui presidente Giovanni Mazzacurati così dichiara agli inquirenti: «Sono venuti questi chioggiotti e mi hanno chiesto di poter mettere una buona parola in modo che le imprese medio grosse, non partecipassero a questo lavoro, lo lasciassero alle imprese più piccole (…) È stato un tentativo a fin di bene (…) era un modo per fare lavorare (…)». Era la primavera 2011 quando Mazzacurati si adoperò per convincere le società Mantovani, Cooperativa San Martino e Nuova Coedmar a non partecipare ad un appalto da 12 milioni di euro per scavi nei canali portuali, in modo da lasciare campo libero ad una cordata di piccole imprese, capeggiate dalla Lmd di Roberto Boscolo Anzoletti. Il quale - nel corso dell’inchiesta che lo vide agli arresti domiciliari - in una memoria scritta ricostruisce passaggio per passaggio come si arrivò all'accordo per pilotare l'appalto.
Morelli già la scorsa estate dichiarò al “Tirreno” che, verificata accoglibile la domanda della “Lmd”, «l'Autorità portuale si muove con assoluta trasparenza e legalità. E le vicende giudiziarie non mi interessano». Eppure da dopo lo scandalo degli appalti Expo l’orientamento nazionale in materia di aggiudicazione di gara ad aziende non condannate, ma con vicenda giudiziarie aperte, sta andando nel senso indicato dalla riforma della pubblica amministrazione che prevede addirittura il commissariamento di aziende coinvolte in indagini sulla corruzione o altri delitti contro la Pubblica amministrazione che abbiano appalti in corso. E la Corte di giustizia europea con sentenza dell’11 dicembre 2014 ha stabilito che «è legittima la decisione di non procedere all’aggiudicazione definitiva di un appalto per il fatto che nei confronti del legale rappresentante della società aggiudicataria in via provvisoria risulta pendente un’indagine penale».
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