Il Tirreno

Versilia

Congressi, un comodato dentro il fallimento

di Donatella Francesconi
Congressi, un comodato dentro il fallimento

L’amministrazione Del Ghingaro chiama i consiglieri comunali a votare sui servizi ed i beni della Viareggio Patrimonio che il Comune si riprende

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VIAREGGIO. Revocare l’affidamento alla Viareggio Patrimonio della gestione dell’illuminazione pubblica, del Sistema integrato territoriale, degli impianti sportivi; ma anche risolvere anticipatamente il contratto di servizio per la gestione degli interventi di emergenza abitativa. L’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro chiama il consiglio comunale a votare questi interventi, nel difficile rapporto tra Viareggio Patrimonio (che ha richiesto il proprio fallimento) ed il Comune (in dissesto). Ha fretta, il neo sindaco, in carica da metà giugno. Sulla testa del Comune, di chi lo amministra e della città, pende lo spettro di un dissesto-bis. Quando si stanno appena muovendo i primissimi passi per rialzare la testa dal primo, dichiarato ormai un anno fa.

Scelte che ieri Del Ghingaro ha presentato nella riunione di maggioranza e che oggi saranno discusse nella commissione bilancio del consiglio comunale presieduta da Maria Stefania Carraresi (lista civica Del Ghingaro). Scelte sulle quali pesa il probabile via libera del Tribunale di Lucca alla fallibilità della Viareggio Patrimonio. Anche perché - così si racconta nell’ambiente dei professionisti - l’avvocato Giovanni Iacomini, il consulente scelto dal liquidatore della società, Marco Marchi, non è uomo da farsi smentire un parere dal giudice.

Il Centro Congressi. Ma c’è una “partita” in più sulla quale i consiglieri comunali saranno chiamati a dare il proprio voto favorevole o contrario. Ed è quella del futuro del Centro Congressi. La delibera chiede che il dirigente dell’area ragioneria e governance delle società partecipate «si attivi con il li quidatore (della Viareggio Versilia Congressi, ndr) perché dia esecuzione all’ordine di restituzione della proprietà al complesso immobiliare in capo alla Viareggio Patrimonio». Immobile che Marchi aveva chiesto di restituire libero da persone e cose. Il che significa che il Centro Congressi almeno per un periodo chiude. Ma - questa è la soluzione tirata fuori dal cilindro - contestualmente il liquidatore della Viareggio Patrimonio dovrà «predisporre un contratto di comodato in uso gratuito, al fine di consentire la ripresa della piena disponibilità nelle mani del Comune» che valuta «la possibilità di affidarlo in gestione». Ma chi si farà avanti dovrò vedersela con una clausola pensate che la stessa delibera non può che prendere in considerazione là dove indica di «salvaguardare, nell’atto negoziale e/o concessero, eventuali determinazioni contrarie da parte degli organi fallimentari».

Difficile pensare che qualcuno si faccia avanti. Ammesso che il passaggio che la Giunta propone al voto dei consiglieri sia legittimo. D’altra parte è lo stesso parere dell’avvocato Iacomini a porre una serie di dubbi sull’aspetto di bene indisponibile, e quindi per sua natura destinato a pubblico servizio, di un Centro Congressi e di uno stabilimento balneare. «Non si può sottacere - scrive l’avvocato - la vocazioni privatistica assegnata al Centro Congressi, approdato finanche ad un affitto d’azienda» per lo stabilimento balneare «la cui qualifica di pubblico servizio va esclusa». Quindi, scrive Iacomini, «ove il Centro Congressi fosse qualificabile come “disponibile” - de facto - sarebbe venuta meno la sua impignorabilità e quindi l’impossibilità di essere attratto al fallimento per effetto dell’utilizzo e indipendentemente dalla declaratoria dell’Ente».

In questo quadro di «incertezze», come le definisce lo stesso avvocato nell’ultima pagine del suo parere, i consiglieri comunali vanno ad esprimersi. In un quadro sul quale pesano come un macigno le parole dei revisori dei conti della stessa Viareggio Patrimonio: «La preoccupazione di questo Collegio fa riferimento all’ipotesi di cui al deliberato assembleare che prevede il fallimento della Viareggio Patrimonio. In tale ipotesi, infatti, si ritiene debbano essere attentamente valutate le soluzioni da intraprendere allo scopo di non ledere i diritti dei creditori sociali».

I revisori sono espliciti, come da loro mandato: «Se alcuni beni dovessero rientrare nell’alveo comunale senza tenere conto delle passività aziendali, si potrebbe dare luogo ad un grave pregiudizio per i creditori della società. Dall’altro lato, riportare specifiche passività sociali nell’alveo comunale potrebbe ledere i diritti di coloro che rimarrebbero esclusi da tale procedura rimanendo nella massa fallimentare». E, allora: «Richiediamo - concludono i revisori - di valutare con estrema attenzione la situazione in essere allo scopo di evitare possibili distrazioni di risorse». Distrazioni che - è bene ricordalo - costituiscono reato: bancarotta fraudolenta.

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