Alleva animali e coltiva la terra a 1.000 metri
A 82 anni è rimasta la sola a vivere in una località che un tempo contava duecento abitanti
CAMAIORE. L’ultima anima rimasta a badare ad un luogo ormai deserto e isolato, un tempo attivo e abitato da centinaia di persone.
Ad 82 anni Eva Domenici conduce la sua vita in solitudine in quel di Campo all’Orzo, una delle località più in alto all’interno dei confini del Comune di Camaiore.
“La Eva”, come tutti la chiamano con grande affetto quasi fosse una di famiglia, non bada ai circa mille metri che la separano dal livello del mare (per la precisione 938): la sua vita è fatta ancora oggi di lavoro e sacrificio, che si regolano durante la giornata in base al sorgere e al calare del sole. Una concezione dell’essere ormai rara da reperire nel mondo d’oggi: per stare in pace con sé stessi bisogna dare il massimo all’interno delle proprie mansioni giornaliere, perché è con queste e di queste che si vive. C’è chi la chiama un po’ rusticamente “la pastora”, chi invece ha preferito conferirgli il più raffinato titolo di “padrona del Campallorzo”. Di sicuro c’è che la signora Eva è l’unica persona a vivere stabilmente in quella zona: la località, che prende il nome dalla vasta coltivazione del cereale che veniva fatta negli ampi terrazzamenti che ne contraddistinguono il territorio, un tempo era abitata da centinaia di persone (si stimano picchi di 200-250 unità), animate da un forte spirito comunitario.
Oggi al posto di quel paesino di montagna in perenne movimento rimane un luogo tristemente spoglio, dove anche la storica chiesa (uno stabile di grandi dimensioni in rapporto all’altezza a cui è stato costruito) cade ormai desolatamente a pezzi, scoperchiata e abbandonata a sé stessa nelle vaste distese di erba tipiche delle montagne camaioresi. La zona si anima raramente e solamente grazie al passaggio dei tanti escursionisti che ne attraversano i sentieri e le mulattiere facendovi tappa, invitati anche dalla visione del suggestivo panorama che la montagna offre grazie a quella generosità di cui solamente la natura può essere protagonista. Il maggior “traffico” si registra comunque nella prima settimana di agosto quando va in scena presso la baita Barsi la celebre e tradizionale “Festa della patata”, che permette alla piccola località di accogliere visitatori da tutta la Toscana ed oltre. (a.b.)
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