La protesta
Corti dei Conti: condanna per l’uso di fondi pubblici
VIAREGGIO. Condannata dalla Corte dei Conti regionale per avere contravvenuto - così le accuse formulate nell’indagine della guardia di finanza di Viareggio, confermate dalla Corte - mancato alle...
VIAREGGIO. Condannata dalla Corte dei Conti regionale per avere contravvenuto - così le accuse formulate nell’indagine della guardia di finanza di Viareggio, confermate dalla Corte - mancato alle condizioni poste nel rapporto con la società “Invitalia Spa”. Dalla quale Sara Coppedè, commerciante ambulante, aveva avuto un contributo di quelli previsti dalla Regione come “agevolazioni lavoro autonomo previste dal decreto legislativo185/2000”. La commerciante di biancheria intima - così la sentenza - «non ha svolto l'attività per il periodo di almeno cinque anni stabilito dal decreto del ministero del Tesoro 295/2001, né comunicato a Invitalia le informazione sull'andamento dell'attività dalla stessa esercita, obbligo che vieppiù si imponeva a fronte della chiusura anticipata dell'attività. A fronte di tale violazione la normativa di settore ed il regolamento attuativo fanno conseguire la revoca del contributo da parte dell'amministrazione concedente». Ma c’è di più: «La violazione degli obblighi assunti in sede di sottoscrizione del contratto di concessione e, nella specie, quello che imponeva al beneficiario di svolgere la propria attività di lavoro autonomo nell'area della quale fa parte il Comune di Viareggio per almeno cinque anni - scrive la Corte - oltre a costituire una ipotesi dei revoca del contributo concesso, integra altresì un comportamento illecito causativo di danno erariale per sviamento delle risorse pubbliche dal fine pubblicistico per il quale erano state concesse». La commerciante è stata codnannata al pagamento di 7.264,54 eruo, «pari alla differenza tra quanto richiesto da Invitalia (euro 12.267,15) e l'ammontare degli interessi "sanzionatori" (euro 5.002,61)». (d.f.)
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