Sicurezza
Thomas, 11 anni, secondo ai mondiali di street dance
Piccoli campioni crescono e portano il nome di Viareggio in alto nel mondo
VIAREGGIO. Piccoli campioni crescono e portano il nome di Viareggio in alto nel mondo. Thomas Wycherley vive a Brighton (Gran Bretagna) con la mamma Laura Galligani, il papà John, ed il fratellino Jamie. Quest’anno, all’età di 11 anni, si è classificato secondo su cinquanta concorrenti nel “solo” ai mondiali di “Street Dance”. Aggiudicandosi così la partecipazione agli europei a maggio in Germania.
Thomas, nato in Versilia, balla da quando aveva quattro anni. E si è classificato secondo anche con il suo gruppo "StereoShok". lo scorso anno agli europei che lo avevano visto primo nel “solo”. Un vero e proprio successo per questo ragazzino, i suoi insegnanti, la sua squadra. Nella quale Thomas è entrato da poco e che porta in giro per il mondo ragazzi dai dieci ai tredici anni impegnati in gare nazionali e internazionale di street dance. La squadra si era aggiudicata la partecipazione ai mondiali classificandosi al terzo posto ai Campionati europei che si erano tenuti in Germania, appunto, nel 2014. Non capita tutti i giorni di ritrovarsi a questa età secondi al mondo in una specialità sportiva.
Un bel motivo di orgoglio per i genitori e anche per i nonni materni che vivono a Viareggio, dove la parte di famiglia residente in Gran Bretagna è solita venire in estate. Per frequentare lo stabilimento balneare “De Pinedo” in Darsena dove il campione in erba - che parla perfettamente l’italiano - ha tanti amici che lo aspettano per farsi raccontare le sue imprese. A meno che le gare, che si svolgono spesso in estate, non lo tengano impegnato altrove.
La Street Dance accoglie al suo interno vari stili di danza che si sono evoluti fuori dagli spazi dello studi tradizionale e cioè sulle strade, nei locali, nelle palestre, nei piazzali delle scuole. Base comune è l’improvvisazione. È nei ghetti metropolitani che gli street dancer si esibivano individualmente, all’interno di cerchi disegnati sull’asfalto, misurandosi con un avversario e danzando a turno: una sorta di combattimento senza contatto. Una dimensione che rende la personale interpretazione dei danzatori il centro della competizione.
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