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il parere del consiglio di stato

La proroga delle concessioni? «Violazione della concorrenza»

La proroga delle concessioni? «Violazione della concorrenza»

VIAREGGIO. «La reiterata proroga del termine di scadenza delle concessioni demaniali configura una restrizione ingiustificata della libertà di stabilimento. Inoltre la proroga sottrae, in modo...

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VIAREGGIO. «La reiterata proroga del termine di scadenza delle concessioni demaniali configura una restrizione ingiustificata della libertà di stabilimento. Inoltre la proroga sottrae, in modo reiterato, l’assegnazione in concessione del bene demaniale al confronto competitivo tra gli operatori, in palese violazione della tutela della concorrenza».

Il Consiglio di Stato non si pronuncia direttamente sulla questione Bolkestein, rimettendo tutto alla Corte di giustizia europea (come già fatto dai Tribunali amministrativi della Sardegna e della Lombardia). Ma queste parole - scritte a proposito del contenzioso su una concessione in Sardegna - pesano come macigni. E spargono pessimismo su quella che sarà poi la decisione chiave per il futuro delle spiagge italiane: il pronunciamento dell’Europa, atteso per il 16 settembre, a proposito della proroga dei titoli al 2020. Che, se bocciata, tra quattro mesi riporterà le oltre 400 concessioni in vigore sulle spiagge versiliesi nelle mani degli enti pubblici. Perché le riassegnino con una gara.

Le parole del Consiglio di Stato pesano perché stiamo parlando dell’organo supremo di giustizia amministrativa in Italia. Qualsiasi contenzioso futuro difficilmente potrà aggirare questa presa di posizione, visto che stiamo parlando del giudice cosiddetto «di ultima istanza». Sopra di lui, insomma, per le questioni amministrative c’è solo l’Europa.

Nell’ordinanza del Consiglio di Stato, riunito sotto la presidenza di Filippo Patroni Griffi - ex ministro della Funzione pubblica nel governo Monti - si dice che «il susseguirsi di norme legislative che spostano automaticamente in avanti il termine di scadenza delle concessioni demaniali determina il consolidamento di posizioni di sostanziale monopolio nello sfruttamento economico del bene stesso, in palese violazione dei principi sottesi alla realizzazione del mercato unico e del canone di parità di trattamento tra gli operatori economici del settore. La reiterazione della proroga non pare possa essere giustificata, nei casi in esame, da esigenze di certezza del diritto». (m.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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