Sicurezza
Monsignor D’Angiolo ricorda Manlio Cancogni
PIETRASANTA. «Eravamo amici, io anche estimatore di Lui, perché lo avevo letto in alcuni articoli e soprattutto nella sua denuncia, oggi ancor valida, “Capitale corrotta = nazione infetta”, ma tali,...
PIETRASANTA. «Eravamo amici, io anche estimatore di Lui, perché lo avevo letto in alcuni articoli e soprattutto nella sua denuncia, oggi ancor valida, “Capitale corrotta = nazione infetta”, ma tali, e non solo nell’amicizia, siamo diventati quando io componente del Comitato Comunale di Pietrasanta per i Premi di Critica letteraria Luigi Russo e di Poesia Giosuè Carducci, ho collaborato con Manlio, Presidente della Giuria». Comincia così il ricordo di Manlio Cancogni nelle parole di Monsiglor Danilo D’Angiolo. Un legame fatto di tanti confronti faccia a fatta. «Si è parlato tanto di fede, perché Manlio io ritengo che sia sempre stato cristiano, ma la sua fede esplicitamente professata e testimoniata, si è approfondita, sì, dopo il 1993.Io l’1 e il 2 settembre ero a Lourdes per presiedere il pellegrinaggio diocesano di Pisa e non ho potuto partecipare al suo funerale. Desidero sottolineare di lui la fede, anzi il binomio cultura e fede».
«Nel 2013 per il suo 70° anniversario di matrimonio - continua don D’Angiolo - ero io chiamato a celebrare la Santa Messa nella sua casa di Marina di Pietrasanta, ma per un improvviso attacco di febbre, la Messa non fu celebrata e potei solo consegnare ai famigliari la lettera augurale e benedicente dell’Arcivescovo di Pisa S.E. Mons. Giovanni Paolo Benotto. Manlio con Rori, da 3 o 4 anni assisteva sempre alla Santa Messa in televisione e pregava molto, insieme anche al fido Ireno Francesconi».
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