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Se n’è andato un grande

Se n’è andato un grande

Tutte le istituzioni rendono omaggio a Manlio Cancogni, stamani i funerali a Tonfano

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MARINA DI PIETRASANTA. La cultura è in lutto: è morto il giornalista e scrittore Manlio Cancogni. Aveva 99 anni. Da alcuni giorni le sue condizioni erano peggiorate: è spirato nella mattina di ieri nella sua casa di Marina di Pietrasanta, dove viveva da tempo. I funerali stamani alle 10,30 nella chiesa di Sant'Antonio a Tonfano.

Così l’amministrazione comunale di Pietrasanta ha dato ieri mattina il triste annuncio: «Si è spento nella sua casa di Marina di Pietrasanta, a 99 anni, lo scrittore e giornalista Manlio Cancogni. Difficile ripercorrere le tappe salienti della sua carriera che lo hanno visto a Milano, firma del Corriere della Sera, La Stampa, Il Popolo, L'Europeo, Botteghe Oscure, L'Espresso (per il quale fu corrispondente da Parigi), e altri giornali e riviste italiani. Da scrittore si è aggiudicato il Premio Bagutta, il Premio Strega, il Premio Viareggio, il Premio Grinzane Cavour. Fu docente anche di letteratura italiana e alla fine degli anni Sessanta si recò negli Stati Uniti per insegnare allo Smith College di Northampton. Ma il suo amore per Pietrasanta fu la cifra distintiva di tutta la sua vita. Il sindaco Massimo Mallegni e tutta l'amministrazione comunale si stringono alla sua famiglia e esprimono le più sentite e sincere condoglianze».

«Manlio Cancogni - ha detto il senatore del Partito democratico Andrea Marcucci, presidente della commissione cultura a Palazzo Madama - è stato un grandissimo giornalista ed uno scrittore brillante, vero e proprio protagonista della cultura del Novecento. Ha scritto per numerose testate, ed in modo particolare per L'Espresso, dove firmò la storica inchiesta 'Capitale corrotta, Nazione infetta' nel 1955. Ha amato la Versilia, alla quale ha dedicato tra le pagine più belle dei suoi romanzi».

«La città - ha aggiunto il sindaco di Pietrasanta Massimo Mallegni - omaggerà e ricorderà degnamente Manlio Cancogni. Non è stato solo un grande giornalista ed un grande scrittore, prima di tutto è stato un grande uomo. Abbiamo festeggiato il suo 99° compleanno lo scorso 6 luglio ringraziandolo per la sua scrittura fresca, subliminale ed interamente versiliese. In quell’occasione, a nome della comunità, gli abbiamo consegnato una targa. Ha apprezzato. Non era nato a Pietrasanta, ma amava Pietrasanta come la amano i pietrasantini».

Anche la Fondazione Versiliana si unisce al cordoglio ricordandone la figura. «Con Manlio Cancogni - afferma la presidente Dianora Poletti - la Versilia perde uno dei suoi figli più illustri, un grande letterato ed un giornalista che ha segnato la storia di questa professione, ma soprattutto un grande uomo che in ogni circostanza ha sempre dimostrato il suo amore per Pietrasanta. Cancogni è stato più volte ospite al Caffè de La Versiliana e proprio per uno degli incontri della scorsa primavera, la nostra Fondazione ha raccolto una delle sue ultime testimonianze: una lunga video intervista che abbiamo registrato nella sua casa di Marina di Pietrasanta, il 10 aprile scorso e che abbiamo trasmesso nel Chiostro di Sant’Agostino il giorno successivo proprio per rendere omaggio al grande versiliese. Un documento che oggi siamo orgogliosi di poter custodire così come la memoria di quest’uomo straordinario. A nome del consiglio, dello staff, dei collaboratori della Fondazione La Versiliana e mio personale voglio esprimere il nostro cordoglio alla famiglia di Cancogni, alla moglie Rori e al nipote Jacopo Cappuccio, consigliere di gestione della Fondazione La Versiliana».

Così lo ricorda l’ex sindacodi Pietrasanta Domenico Lombardi: «Manlio Cancogni ha rappresentato una delle voci più autorevoli della cultura contemporanea. Una figura che ha sempre amato la Versilia. Ho sempre apprezzato la sua integrità morale, ma anche il fatto che mi è stato vicino durante gli anni del mio mandato. I suoi libri, anche quello con cui ha vinto il Premio Carducci, sono da sempre bene in evidenza sulla mia libreria persona. n abbraccio a tutta la famiglia».

«Una grande tristezza, un vuoto improvviso». Sono le parole che la presidente dell’amministrazione provinciale di Lucca Maura Cavallaro ha pronunciato appena informata della morte dell’illustre letterato versiliese. «La sua scomparsa - commenta Cavallaro - lascia un vuoto incolmabile nella cultura e nel giornalismo italiani. Come tutti i veri grandi e le persone di spessore, Cancogni era di un'umiltà incredibile, modesto ma sapiente e arguto, un uomo dalla vitalità sorprendente anche nell'età avanzata che aveva affrontato con la serenità e la determinazione che lo hanno sempre contraddistinto».

A Manlio Cancogni nel giugno del 2007 (quando aveva già 91 anni), la Provincia di Lucca consegnò la pantera d'oro nel corso di un'affollata iniziativa culturale svoltasi al Centro congressi del Principe di Piemonte, a Viareggio. Iniziativa che, oltre a Cancogni, vide protagonisti lo scrittore Sandro Veronesi e il critico Simone Caltabellotta i quali ne raccontarono la figura umana e l'attività giornalistica e letteraria. La Pantera d'oro - riconoscimento che riproduce l'emblema araldico della Provincia di Lucca, consegnato a quei personaggi legati al territorio provinciale che si sono distinti nell'ambito culturale, sportivo, economico, sociale, della cooperazione internazionale e del volontariato - assegnata dall'ex presidente della Provincia Stefano Baccelli - aveva la seguente motivazione che, l'attuale presidente Cavallaro, considera attualissima per un sincero tributo all'attività culturale di Cancogni.

«Per la serietà e la passione di giornalista impegnato e indipendente, per i romanzi di grande successo e per la rigorosa concezione della letteratura che ci ha regalato pagine di vivo sentire etico, capaci di accrescere nei suoi lettori la fiducia nei valori, negli ideali e nella vita e, non da ultimo, per il suo amore e senso di appartenenza alla Versilia della cui storia è grande testimone di ieri e di oggi . Anche se ha vissuto molto tempo negli Stati Uniti - conclude Cavallaro - il giornalista Cancogni si è rivelato simbolo e custode di un territorio tanto amato. Il suo affetto e il suo coinvolgimento nella cose della Versilia sono rimasti sempre lontano dagli schieramenti di parte, ed è forse anche per questo motivo che Manlio Cancogni è riuscito a svolgere un ruolo fondamentale in tante battaglie ecologiche e di salvaguardia della memoria storica e del carattere culturale e antropologico di questa terra».

Il lutto, come detto, ha colpito tutta la Versilia, non solo quella storica. Così lo ricorda Emiliano Favilla, ex assessore provinciale e consigliere comunale a Viareggio, legato a Cancogni da una lunga amicizia. «È stato fino all'ultimo lucidissimo con una memoria sbalorditiva - sottolinea Favilla - quando si andava a trovare sapeva tutto di tutto ed era un vero piacere dialogare con lui. Sia in politica che nello sport e nell'arte ricordava a memoria fatti con nomi e cognomi di tutti i protagonisti (perfino i risultati e formazioni delle squadre di prima e dopo la seconda guerra mondiale). Manlio Cancogni era veramente un grande protagonista di livello nazionale, quindi non spetta certamente a me ricordare i suoi meriti. Come amico andavo a trovarlo spesso perché a sentirlo parlare si provava un vero piacere. Con lui e insieme a Ireno Francesconi, avevamo fondato l'associazione "gli amici di Mario Marcucci" pittore viareggino che lui stimava moltissimo. Presidente di questa associazione era proprio Cancogni. Dopo un ricovero all’ospedale Versilia, gli ultimi giorni della sua vita l’ha passati a casa con l'assistenza della moglie Lori e della famiglia. Chi gli era molto vicino in tutto e per tutto giorno e notte fino alla fine, è stato l’amico Ireno Francesconi».

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