Il Tirreno

Versilia

La spiaggia, le farfalle e i pochi villeggianti che andavano in tram

La spiaggia, le farfalle e i pochi villeggianti che andavano in tram

Lo scrittore e giornalista raccontava così Marina prima del boom turistico ed edilizio del dopoguerra

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Un amore grande quello di Manlio Cancogni per la Versilia. Il giornalista e scrittore spesso ne parlava e i racconto della sua Versilia, prima e dopo il boom del turismo, è stato spesso al centro di interviste e articoli. Ne riproponiamo una pubblicata sul Tirreno nel giugno del 2013.

La Versilia di Cancogni, un amore grande e VLa fine della Versilia che aveva conosciuto quando era bimbetto coincide con la costruzione della litoranea fra Viareggio e Forte dei Marmi . «La litoranea fu completata nel 1933. Fino a quel momento fra Tonfano e Fiumetto si saranno contate a malapena 50 case, sparse qua là. Da Viareggio a Forte si andava con il tram. Poi con la strada cambiò veramente tutto».

Manlio Cancogni, classe 1916, ricorda tutto con estrema lucidità. Lo abbiamo incontrato nella sua casa di Marina di Pietrasanta, proprio su quel lungomare la cuia costruzione cambiò la nostra terra . Volevamo che ci descrivesse quella Versilia che verrà profondamente cambiata in quegli anni Trenta. Quegli anni raccontati dalle foto che da oggi il Tirreno regalerà ai propri lettori.

«Sulla spiaggia c'erano farfalle bellissime, erano le belle di notte. Oltre la spiaggia c'erano i campi, gli orti, le vigne. Qui a Tonfano e a Fiumetto si coltivava la vigna e i contadini facevano il vino. E' difficile immaginare oggi cosa fossero Focette, Motrone, Tonfano, Fiumetto. I villeggianti erano pochissimi, vivevano in quelle poche case presenti che affittavano per l'estate. Non credo che arrivassero a più di 50 costruzioni in tutta la Marina. I villeggianti venivano da Firenze, da Lucca e le cabine a quel tempo non erano altro che capanne fatti in spiagge. Si usava il legno e le fronde per ripararsi dal sole. Alla fine della stagione quelle capanne venivano distrutte, magari bruciate sul posto. E così la spiaggia tornava ad essere libera da tutto». Era un'altra terra, letteralmente, quella che ricorda l'autore di Allegri Gioventù (premio Strega ma Cancogni ha vinto anche un Bagutta ed un Viareggio). «C'era il bosco, ma non era una pineta, era un bosco nordico. Con gli olmi, i frassini: c’era profumo di foglie, di corteccia. La pineta venne piantata dopo».

Cancogni è uomo che non sembra avere nostalgie del passato o della sua gioventù. Ma che ricorda. «A Fiumetto l'arrivo della strada da Viareggio non portò solo le auto. Si iniziò a costruire. Ricordò che Ciampolini costruì il bagno Eldorado. Era una autentica meraviglia dell'epoca. Decorazioni, palme altissime. Ci realizzarono un campo da tennis, era in terra rossa. Ricordo che ingaggiarono anche un istruttore per insegnare a giocare. Era ungherese. «Oltre Fiumetto le ville erano pochissime. Certo c'era la Versiliana, poi c'era villa Costanza, che l'ammiraglio Morin vendette agli Agnelli. Poco dopo c'era villa Siemens, degli industriali tedeschi». Oggi, per fortuna, quelle dimore sono ancora al loro posto. Certo villa Agnelli dal 1970 è un hotel, seppur di lusso. E villa Siemens - bellissima con stupende decorazioni interne - è oggi in vendita. Cifre altissime, in attesa forse di russi attratti da Forte dal fascino della storia. «Prima della litoranea voluta dal Fascismo - ricorda lo scrittore - si andava a Forte con il tram. Partiva dalla stazione ferroviaria di Viareggio e raggiungeva il lungomare. Ma a Tonfano passava dietro le prima case sulla spiaggia. E poi a Fiumetto c'era la diramazione per Pietrasanta. Ci metteva un po' ma era sempre affollato perchè era l'unico mezzo per muoversi. Resistette fino al 1943, poi vennero divelte le rotaie abbattuti i pali ed il servizio venne affidato ai bus, era iniziata l'epoca della motorizzazione».

Cancogni in quegli anni prima della guerra non viveva in Versilia. Nato nel 1916 a Bologna fino al 1940 abitò nella capitale dove fece tutte le scuole. «Abitavo con la mia famiglia a Roma. Si veniva sulla riviera il 15 giugno, appena terminate le scuole e si restava fino al 15 settembre, quando le lezioni riprendevano. Si viaggiava in treno, pochissimi avevano la macchina». Quei tre mesi di villeggiatura resisteranno fino agli Settanta, poi tutto cambierà.

Cancogni da Marina talvolta faceva rare puntate a Viareggio. «La Marina, prima dell'arrivo delle auto viveva in una sorta di preistoria turistica. Poi tutto cambiò. Per questo, abituati a queste poche case, quando si arrivava a Viareggio, la Passeggiata con i suoi bar, i suoi locali, i suoi negozi ci affascinava, ci colpiva». Adolfo Lippi nella presentazione delle nostre foto d'epoca ricorda che la città profumava di pini e Chanel. «Con i sui locali, la gente, le donne, Viareggio sembrava una città dove fosse facile trasgredire. Non dico niente di nuovo, se ricordo che negli anni Trenta arrivò in città anche la cocaina»

Manlio Cancogni ricorda che quel mondo e quella Versilia finì nel 1940 con l'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania nazista. «Per noi l'estate del '40 fu l'ultima estate di vacanza. Ma non fu un soggiorno felice. I fascisti giravano giorno e notte e a me capitò anche un brutto episodio all'arrivo a Viareggio da Roma. Perchè alla stazione persi l'ultimo tram e mi incamminai di notte verso Tonfano. Mi imbattei in un manipolo di fascisti in bici che si insospettirono alla vista di un giovane che camminava di notte. Erano arroganti, insolenti, volevano capire. Dovetti spiegare che andavo a casa di mio zio, ma ormai avrei aspettato l'alba. Loro mi costrinsero a dormire in una pensione. I tempi cambiavano». Finita la guerra, Cancogni che ha sempre pensato all'insegnamento, fini per fare il giornalista. «Insegnavo al liceo di Sarzana, storia e filosofia. Non pensavo ai giornali. Lo feci, invece dal 1944, quando Firenze venne liberata, alla Nazione delPopolo».

Cancogni è rimasto celebre nella non sempre edificante storia del giornalismo italiano con la famosa inchiesta «Capitale corrotta, nazione infetta» che raccontò e denuncio sull'Espresso degli anni Cinquanta del sacco edilizio di Roma. Era il 1956. Ripetiamo: una delle pagine più belle del giornalismo italiano..

Corrado Benzio

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di Redazione web