Sicurezza
Preso a calci davanti a moglie e figli
Aggressione nel parcheggio dietro la stazione di Pietrasanta: la vittima è un turista di Torino che con la famiglia aveva trascorso la serata in centro. "Eravamo soli, ho temuto il peggio, per questo ho subito ogni genere di umiliazione ma i veri vigliacchi sono questi quattro ubriachi"
PIETRASANTA. Minacciato, insultato e aggredito davanti a moglie e figli da una banda di ubriachi. Una domenica di autentico terrore per una famiglia di Torino in vacanza, da una decina di giorni, in Versilia. Quanto accaduto nel fine-settimana dalle parti del terminal bus che si affaccia sulla via Aurelia è purtroppo la conferma che i violenti, a prescindere o meno dallo stato di ebbrezza come nell’episodio in questione, oramai non arretrano neppure più di fronte al pianto di una bimba o al grido, di aiuto, di una moglie.
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Umiliato davanti ai figli. «Siamo ancora sconvolti: soprattutto, e ovviamente, i nostri due figli, uno di 7 e l’altra di 5 anni. A un certo punto ho temuto che la situazione degenerasse, anche perché eravamo soli nel parcheggio: non ho reagito a calci e minacce, ho subito ogni genere di umiliazione, ma i veri vigliacchi sono questi 4 ubriachi che si sentono forti solo quando sono in branco» racconta Giorgio che nella giornata di ieri ha salutato, definitivamente, la Versilia. «Ma solo perché le nostre vacanze - sottolinea - erano oramai finite, anche se in questa zona, proprio per ciò che è accaduto, non torneremo».
Quattro ubriachi senza scrupoli. Tutto si innesca intorno alla tarda serata di domenica. «Avevamo lasciato l’auto in un parcheggio sterrato vicino all’Aurelia – zona terminal bus - siamo andati a cena in centro, poi dopo avere fatto due passi e preso un gelato siamo tornati verso l’auto. Ho subito notato che intorno al nostro mezzo c’erano queste 4 persone, visibilmente ubriache, di età compresa fra i 25 e i 30 anni: uno di loro era sdraiato sul cofano della macchina. Avevo la bambina in braccio e, sforzandomi di essere gentile, ho chiesto se si potevano spostare perché dovevamo andarcene. Di tutta risposta uno di questi ha prima cominciato ad insultarmi, poi ha sputato verso l’auto dicendo che faceva schifo. Sono stato zitto, ho messo la bambina in braccio a mia moglie e ho fatto per aprire la macchina quando lo stesso ragazzo che si era disteso sul cofano mi ha dato uno scappellotto dicendo che non dovevo voltare le spalle mentre mi parlavano».
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Insulti e minacce alla moglie. Il seguito è un crescendo di violenza e cattiveria, idiozia e sopraffazione. «Ho provato ad alzare la voce, chiedendo se fosse impazzito visto che mi aveva colpito: di tutta risposta questa stessa persona mi ha preso per il collo spingendomi contro l’auto. Mia moglie - continua Giorgio nel racconto – si è messa a gridare aiuto ed è stata offesa e minacciata. “Se apri ancora la bocca lo ammazziamo di botte” gli ha detto un altro del gruppo. E quando la bambina ha cominciato a piangere si sono messi a ridere e a prenderla in giro, mentre mio figlio si nascondeva dietro mia moglie. Alla fine, mi hanno lasciato andare, anche se prima di entrare in macchina sono stato colpito violentemente sulla schiena da un calcio. Ci siamo allontanati con la macchina mentre continuavano a darmi del vigliacco e a offendere in ogni modo, mia moglie. Una volta arrivati in albergo, non mi vergogno a dirlo, ho pianto dalla rabbia. Non è stato facile spiegare, ai nostri figli quanto accaduto. Non avevo risposte alle loro paure».
Ma non farà denuncia. Giorgio, però, non farà denuncia. «In passato, per una violenta lite, ho portato una persona in tribunale: risultato anni di processi, spese per l’avvocato, nessuna condanna e questa persona che ho denunciato, non più tardi di 2 mesi fa, me la sono ritrovata minacciosa davanti casa. Meglio lasciar perdere, anche se non è bello dirlo perché in questo modo la si dà vinta ai violenti. Ma bisogna passarci per certe situazioni, prima di giudicare. E poi vogliamo solo dimenticare, se possibile, quanto accaduto domenica notte. Anche se non sarà semplice».
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