Sicurezza
«Del Nista sta giocando a risiko con l’acqua e i soldi pubblici»
Sulla fusione tra Asa e Gaia il sindaco di Camaiore boccia l’operazione lanciata da via del Gazometro «Da Livorno nessun accenno agli effetti che la fusione avrebbe su infrastrutture e servizi per i cittadini»
LIVORNO. Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore (proprietario al 10% di Gaia) e presidente dell'Unione dei Comuni della Versilia. La notizia dell'interessamento di Asa verso Gaia pubblicata dal Tirreno l'ha stupita?
Sono abituato a non stupirmi di nulla. Siamo impegnati a dare gambe a una società interamente pubblica che funzioni e sia autonoma. Noto che ciò rappresenta una prospettiva stranamente preoccupante per alcuni.
In realtà l’operazione pensata dal presidente di Asa Del Nista punterebbe proprio ad alzare la quota pubblica...
Io sono convinto che gli amministratori locali debbano mantenere al centro della propria azione l'interesse pubblico, dunque la qualità del servizio e i diritti del cittadino-utente. Il resto sono chiacchiere...
E' la prima volta che Livorno esce allo scoperto in questo modo o c'erano stati contatti in passato?
Non negli ultimi tre anni, per quanto mi risulti. Con Livorno stiamo dialogando sul tema dei rifiuti in direzione di una gestione interamente pubblica, anziché mista, come la vorrebbe Ato Costa Rifiuti. Di acqua non si è ancora parlato.
Il sindaco Nogarin l’ha mai incontrato?
Non personalmente, ma su alcuni temi specifici lavoriamo nella stessa direzione, come riguardo alla gestione dei rifiuti. Spero comunque di avviare presto tale dialogo, nell'ottica di sviluppare un terreno comune di lavoro.
Altri soggetti concorrenti hanno bussato alle porte di Gaia?
Nessuno l'ha mai fatto ufficialmente.
Ma di un’entrata dei privati in Gaia si era già parlato...
Sia nel 2010 che nel 2013 fu proposto di privatizzare una quota del capitale, per giunta alludendo a un possibile interessato, ma nessuno si è sognato di assecondare una volontà contraria a quella espressa con il referendum del 2011. Nessuno.
Ma la presenza di una quota privata è davvero così negativa?
Troppo spesso la politica ha compromesso le società pubbliche fino a un punto di non ritorno per poi procedere privatizzandole a due lire, affidando i bisogni della gente nelle mani di capitali non certo famosi per avere a cuore il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini, specie nel settore della fornitura di acqua.
Dalle parole del presidente di Asa è apparso chiaro che Livorno è interessata alla quota pubblica di Gaia e alle sue riserve idriche. Ma sul piatto Del Nista mette una solidità patrimoniale che potrebbe aiutare Gaia nei suoi problemi finanziari. E' uno scambio alla pari?
Lo scambio è alla pari se la qualità del servizio idrico integrato migliora, per Livorno e per gli apuo-versiliesi, altrimenti l'operazione serve solo a giocare a Risiko coi soldi pubblici e i diritti dei cittadini.
Non è che state alzando il prezzo?
No.
Ma il quadro complessivo è difficile, concorderà: da un lato Gaia è oberata di debiti, dall’altro le economie di scala rendono impossibile in prospettiva la sopravvivenza di piccole società. Secondo lei Gaia quanto può resistere da sola?
Dipende da noi. Dobbiamo dedicarci al risanamento finanziario, riorganizzare le strutture di lavoro, elaborare una politica nuova di acquisto di beni e servizi, intensificare il contatto con i cittadini e la cura dell'utenza, e - più da primo che da ultimo - investire nella sostituzione di quelle tubature usurate dalle quali oggi perde il 40% di acqua.
Queste operazioni di risanamento e rilancio non sarebbero più semplici in una realtà più grande?
No, il futuro di Gaia dipende da chi ha il dovere oggi di fare tutte queste operazioni.
Che ne pensa del rischio paventato da Del Nista di una conquista da parte di Acea dell'acqua toscana?
Gaia non è quotata, e le scalate - siano esse pubbliche o pubblico-private - non sono possibili se i soci pubblici non lo consentono.
Ma una maxi-società a capitale quasi completamente pubblico sulla costa non resisterebbe meglio a certe tentazioni?
Teniamo fermo il fine, che è dare ai nostri cittadini un servizio migliore, con la giusta tariffa e con prezzi guidati da politiche sociali. Se il mezzo per raggiungere tale obiettivo sta in una dimensione territoriale più vasta, d'accordo.
E’ un’apertura?
Dico semplicemente che è tutto da dimostrare. Perché a oggi questa strategia risulta essere la più inefficace, avendo prodotto soltanto la centralizzazione politica degli indirizzi.
Del Nista ha tenuto a sottolineare che non si tratterebbe di una scalata ma di una fusione: questo cambia le carte in tavola rispetto alla sua prima dichiarazione tranchant verso l'operazione?
Ripeto, Del Nista parla senza fornire alcuna proiezione degli effetti sulle infrastrutture e sui servizi per i cittadini apuo-versiliesi. Si limita a proporre l'unificazione di due strutture societarie disomogenee - una è pubblica, l'altra (in contrasto con l'esito del referendum del 2011) è mista - con una proposta che sembra voler preparare il terreno alla società unica regionale.
Appunto, la Regione pensa nel 2021 ad una società unica dell'acqua. Come vorrebbe arrivarci a quella data?
Senza bere e far bere che questa prospettiva sia inevitabile. Urge una riflessione sull'attuale sistema partendo dal servizio. In un secondo momento potremo permetterci di dibattere su quale sia la scala territoriale migliore.
Ma la scala territoriale è insita nel concetto di Ato. E la costituzione dell’Ait racconta il suo ampliamento regionale...
Ma non sempre gli Ato e la scala territoriale regionale funzionano. E allora io controreplico: perché non pensare finalmente a un azionariato popolare nel settore idrico?
Lei dice di anteporre ad ogni operazione l’interesse dell’utenza. Il presidente di Asa però, nel replicare alle sue dichiarazioni, ha puntato il dito sull'aumento di tariffe che di recente avete fatto. "Il più alto di tutta la Toscana", ha detto Del Nista. Gli interessi dei cittadini, secondo il numero uno di Asa, si fanno anche costruendo una società più solida. E su questo la invita a riflettere...
Guardi, io sono un cattolico e guardo sempre la mia trave prima della pagliuzza altrui. Gaia è interamente pubblica e gli aumenti servono a garantire investimenti e piani di rientro in mano alle comunità: i soldi vanno a un ente totalmente pubblico. Leggo invece cronache di aumenti alle stelle durante il mese di luglio da parte di Asa, aumenti che vanno a una società con un socio privato, il quale giustamente reclama la propria remunerazione. Ringrazio Del Nista dell'invito a riflettere, che gli rinnovo.
Con l'eventuale fusione per incorporazione con Asa, la quota privata di Asa potrebbe scendere sotto il 40% e ciò comporterebbe l’uscirebbe del socio dalla governance. Basterebbe per farle cambiare idea sul no all'entrata del capitale privato nella società dell'acqua?
No. Mancano le basi, ovvero sapere quali effetti avrebbe tutto ciò sulle le tasche dei cittadini, sui diritti dell'utente e sulla qualità del servizio. E tali effetti devono essere solo migliori degli attuali.
Lei ha detto che non intende sobbarcarsi i problemi di Asa. In realtà ad oggi i problemi (lèggi debiti) sembrate averli voi. E’ sicuro di non aver sbagliato?
No. Gaia, interamente pubblica, potrebbe diventare la garanzia di solidità finanziaria utile ad Asa per liquidare soci privati scontenti o eliminarli, in vista della società pubblica unica. Un'ipotesi.
Insomma, il suo no rimane fermo o ci sono spiragli?
Non ho pregiudizi, dunque sono pronto a confrontarmi, ma mi sono formato all'Accademia di Pisa studiando e organizzando società pubbliche nel settore del diritto amministrativo, perciò non posso - e neppure Asa dovrebbe - prescindere dal fatto che al centro stiano la qualità del servizio e i diritti del cittadino.
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