Gioco
Veronesi suona la carica: voglio il Festival dei big
Il presidente del Festival Pucciniano risponde sulle polemiche dell’estate e sulla sostituzione di Cardia-Tosca: «Non è il suo ruolo e lei era d’accordo»
TORRE DEL LAGO. La sostituzione in corso d'opera (Tosca per la precisione) del soprano Rossana Cardia, che ha già annunciato di andare per vie legali contro la "sorpresa", ma anche Bruno Nicoli, direttore dei Complessi musicali di palcoscenico del Teatro alla Scala che su Facebook scrive: «Per quanto mi riguarda sui modi e le reali necessità del cambio - ora che il mio impegno contrattuale è finito - la questione andrà affrontata in sedi più appropriate. Intanto, per il mio modo di essere, di vedere il mio lavoro, e per l'idea di come dovrebbe essere il futuro del Festival dedicato a Puccini ritengono impossibile una collaborazione futura con il signor Veronesi. Convinto di concordare almeno in questo con lui. Mi mancherete e spero di ritrovarvi in tempi migliori per tutti in un paese un po' meno rovinato dalla politica». È un fine stagione difficile per Alberto Veronesi, ancora fresco di nomina alla presidenza del festival Pucciniano cui è approdato subito dopo la vittoria elettorale del sindaco Giorgio Del Ghingaro. Ma neppure i due mesi e mezzo trascorsi sono stati facili, tra incidenti, strascichi legali, spettacoli di musica leggera saltati. E con aperti fronti non torrelaghesi: quel Pompei Festival che in pieno luglio ha visto, tra le altre questioni con gli artisti, l'abbandono della collaborazione con Carla Fracci, simbolo della danza in Italia che ha dichiarato «non intendo legare ancora il mio nome a questa manifestazione. Non c'è alcuna questione economica ma la constatazione amara che il livello professionale dell'organizzazione è basso». Mentre da Milano rimbalzano le vicende legali che vedono Veronesi contrapposto al Conservatorio "Giuseppe Verdi", un'istituzione in campo musicale. Alberto Veronesi avrebbe dovuto selezionare studenti cinesi, coreani e Giapponesi per un master. Gli atti del Cda del Conservatorio, pubblicati sul sito della scuola, raccontano la rottura ed il ritiro delle delibere di incarico, motivate anche dalla presentazione, da parte di Veronesi, di quello che il cda del Verdi definisce «un soggetto giuridico inesistente». La dottoressa Maria Grazia Mazzocchi, presidente del Cda, nell'ultima riunione dichiara: «Alberto Veronesi ha speso in più occasioni, nell'ambito dei suoi progetto, il nome del Conservatorio senza aver ricevuto dallo stesso alcuna autorizzazione». Nome speso, a detta del Conservatorio, anche con la Fondazione Banca del Monte di Lucca. Così il 17 febbraio scorso lo stesso Cda decide di «non affidare all'associazione Sviluppo sinfonico siciliano Onlus l'organizzazione dei corsi di preselezione per i corsi di primo e secondo livello in Cina, Corea e Giappone e si riserva di agire nelle sedi più opportune per tutelare l'immagine del Conservatorio di Milano».
Veronesi è un fuoco nel rispondere al "Tirreno" in merito a questi avvenimenti. «È il Conservatorio di Milano che è venuto meno agli impegni che si era preso. Ho messo tutto nelle mani del mio legale. La contestazione che mi muovono è assurda, tutta relativa al nome dell'associazione che in un atto ho presentato come Associazione sviluppo sinfonico siciliano invece che come Associazione sviluppo sinfonico sicliano Onlus! Quello che ha subito il danno sono io. Ho presentato loro tutto il mondo cinese e si sono presi i miei contatti…«.
Alla domanda su come sia andata con la soprano sostituita di botto, Veronesi entra nel merito della sua visione del Festival: «Già dal primo luglio le avevo detto che non è adatta a fare Tosca. Ma lei non si è voluta sfilare, nonostante in un primo momento avesse dimostrato di essere d'accordo. Poi si è rivolta al legale perché qualcuno ha soffiato sul fuoco…». D'altra parte - continua il presidente del Pucciniano - «non si capisce perché il Festival debba essere usato per far vivere a chiunque i propri sogni nel cassetto anche se si è adatti a ruoli diversi. Dov'è scritto?».
Più o meno lo stesso ragionamento che Veronesi propone per raccontare come è andata con Bruno Nicoli. «Nicoli? L'ho fatto debuttare io al Pucciniano! Ed anche in questo caso non c'è scritto da nessuna parte che il Festival dedicato a Puccini debba dare lavoro ogni anno a chi non fa carriera altrove. Evidentemente, invece, lui riteneva che dovesse essere così».
Nel suo messaggio di saluto al Festival, Nicoli parlando di Veronesi dichiara: «L'attuale presidente ha scelto un percorso diverso dal progetto culturale cui ero stato chiamato da Daniele De Plano e al quale avevo aderito con tutto l'impegno e l'entusiasmo». Il presidente non ci sta: «Ma di quale progetto culturale stiamo parlando?» replica: «Forse quello per cui ogni anno il Pucciniano deve proporre Berio? Non mi sembra una novità! E mi sembra proprio che non stia scritto nello Statuto del Festival che Nicoli debba dirigere ogni anno...».
L'occasione è servita per lo sguardo del presidente sul futuro della manifestazione lirica in riva al lago: «Al Pucciniano devono tornare le grandi star del canto. Punto. Dobbiamo confrontarci con le grandi realtà, non con il Festival di Massa Marittima. Il localismo estremo -lo voglio dire chiaro - non è più accettabile. Il nostro Statuto fa espressamente riferimento ai nostri compiti nei confronti del "patrimonio universale" di Puccini. Bene: allora dobbiamo puntare al meglio di quello che c'è nel mondo. Così intendo agire».
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