Italia
La rivolta dei locali «Paghiamo solo noi»
È polemica dopo la chiusura del Maki Maki per una lite scoppiata all’esterno «Aiutiamo a tener d’occhio la Darsena, ma ci trattano come unici colpevoli»
VIAREGGIO. «La mia colpa è stata quella di non essermi voltato dall’altra parte quando ho visto una ragazza stesa a terra dolorante. Comunque, voglio chiarire che la polizia continuerò a chiamarla in futuro per qualsiasi episodio simile. Anche se ne pagherò le conseguenze».
Emiliano Cerri, titolare del Maki Maki, non riesce ancora ad accettare il provvedimento di chiusura per sette giorni del locale, deciso dal questore «per motivi di pubblica sicurezza». «È stato un fulmine a ciel sereno - spiega - non me l’aspettavo proprio. Anche se ho già avuto a che fare con questo tipo di decisioni, senza essere d’accordo. Perché da un lato ci chiedono di fare i poliziotti, dall’altro ci mettono un sacco di paletti».
Tutto nasce una settimana fa, nella notte tra venerdì e sabato scorsi. Come raccontato ieri dal Tirreno, la lite scoppia a causa di un bicchiere di birra scagliato da un ragazzo olandese - che non era stato fatto entrare dai buttafuori perché ubriaco - all’interno del locale. La birra arriva addosso a due ragazze, che escono fuori e ne chiedono conto al giovane olandese. Ne nasce un alterco, con un cazzotto sferrato dal giovane, che sfiora una delle due rivali e becca l’altra.
Su quello che accade dopo ci sono due versioni. Una è quella dell’olandese, a cui la polizia crede. E cioè che i buttafuori del Maki lo abbiano raggiunto e percosso. L’altra è quella del locale stesso, che nega il fatto. Sulla dinamica, come scriviamo a fianco, proseguono le indagini.
Nel frattempo, il problema della sicurezza delle notti in Darsena resta. Con una situazione che, di fatto, è questa: i locali vengono chiusi a ripetizione - detto del Maki Maki, anche il Macondo è stato oggetto di provvedimenti simili - senza che la situazione torni a una certa normalità. «La mia e altre tre o quattro attività - spiega Cerri - si sono messe insieme per pagare un servizio di vigilanza privato che monitorasse il Vialone, in maniera da scoraggiare i malintenzionati autori di furti e vandalismi. Poi ci sono gli addetti alla sorveglianza interni, che comunque hanno prerogative limitate anche se un cliente fa confusione o scatena una rissa. Quando succede qualcosa, com’è avvenuto la settimana scorsa, siamo i primi a chiamare polizia o carabinieri. Di più non sappiamo cosa fare. Anche perché, lo ribadisco, non siamo noi a dover garantire la sicurezza in Darsena». Una delle accuse che vi fanno è quella di arruolare buttafuori troppo maneschi, che anziché placare il clima lo rinfocolano. «Non posso escludere che questo accada sul Vialone - ammette Cerri - ma non è il nostro caso».
Sul piede di guerra anche Confesercenti. Così il direttore dell’associazione Marco Sbrana: «Siamo di fronte a uno scarico di responsabilità sui gestori per quanto riguarda il mantenimento dell’ordine pubblico - dice - questi provvedimenti sono difficili da comprendere: se succede qualcosa davanti al municipio la colpa è del sindaco? Bisogna fare chiarezza: nei prossimi giorni incontreremo i locali per aprire un tavolo con le forze dell’ordine». Secondo gli avvocati Gabriele Parrini e Cristiano Baroni, che tutelano il Maki Maki, «serve un protocollo d’intesa con prefettura e questura per dare delle linee guida precise ai gestori. È chiaro che da parte degli imprenditori ci deve essere massima collaborazione con le forze dell’ordine, ma non possono essere penalizzati proprio quando questa collaborazione c’è».
@matteotuccini
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