Il Tirreno

Versilia

La Patrimonio fallirà: udienza il 3 ottobre

di Donatella Francesconi
La Patrimonio fallirà: udienza il 3 ottobre

La decisione ieri mattina ed intanto la società sportiva “Ninfea” ha presentato autonoma istanza al Tribunale. Corsa contro il tempo per recuperare i beni

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VIAREGGIO. Marco Marchi lo ha annunciato ieri nel corso dell’assemblea della Viareggio Patrimonio: «Vista la situazione in cui versa la società è intenzione del liquidatore presentare istanza di fallimento in proprio chiedendo l'esercizio provvisorio dell'impresa». Primo appuntamento con la “situazione” l’udienza già fissata dal Tribunale fallimentare per il prossimo 3 ottobre. La società sportiva “Ninfea” di Torre del Lago ha presentato istanza di fallimento. E di questo si discuterà davanti al giudice, la cui parola è quella che ha valore in materia di fallibilità o meno della società “in house”. Argomento spinoso dalla giurisprudenza vasta e varia. Dalla sentenza della Corte di Cassazione datata 2013 sulla fallibilità non c’è Tribunale d’Italia che abbia sentenziato nello stesso modo. Ma il sindaco Giorgio Del Ghingaro, incontrando ieri mattina alcuni capigruppo di maggioranza e minoranza, ha annunciato che le consulenze cui si è affidato (e tra queste quelle dell’avvocato Giovanni Iacomini di Lucca) indicano che la strada del fallimento della Patrimonio può essere percorsa.

Del Ghingaro ha chiesto a tutte le forze politiche di “accompagnarlo” in questo percorso. Che prevede - così la proposta del primo cittadino - un passaggio in consiglio comunale per far sì che il Comune si riprenda beni e servizi. Passaggio non semplice. Oltre all’istanza di fallimento presentata dalla “Ninfea”, gravano sulla Viareggio Patrimonio alcuni decreti ingiuntivi (tra questi uno da oltre 8 milioni arrivato da un istituto di credito) al momento congelati ma non per sempre. Senza contare che la legge vieta di sottrarre beni al fallimento di una società, pena passare direttamente alla bancarotta. Terreno delicato e scivoloso, dunque, quello sul quale sono chiamati a decidere i consiglieri comunali tutti. Ma d’altra parte sono le stesse parole del comunicato dell’amministrazione comunale a chiarire, senza mezzi termini, come stanno le cose: «Dalla relazione del liquidatore si evince che la società è in stato di insolvenza. Dal progetto di bilancio chiuso in data 31 dicembre 2014, ancorché non approvato, è infatti emersa una situazione di totale squilibrio economico finanziario e come più volte rimarcato, la continuazione dell'attività non può essere assicurata senza l'intervento del socio unico. Impegno che, essendo l'Ente in dissesto, non può essere sostenuto. Il liquidatore ha messo in evidenza il fatto che la situazione della società si sta progressivamente aggravando e che le risorse di cui può disporre sono appena sufficienti a garantire il funzionamento dei principali servizi». E la ricapitalizzazione necessaria, indicata in ventisei milioni (questa la cifra ipotizzata come necessaria, con il Comune in dissesto dichiarato è uno di quei matrimoni che non s’ha da fare. Condizioni drammatiche, già messe in evidenza dalle relazioni dei revisori dei conti della Patrimonio (Alberto Matteucci, Luca Pardini, Fabrizio Cerbioni), i quali hanno scritto della società, pur dovendo delle somme al Comune, non è assolutamente in grado di darle.

Alla assemblea della società pubblica, ieri mattina, erano presenti l’assessore al bilancio e alla partecipate, Laura Servetti, ed il presidente della commissione di vigilanza e controllo, Giulio Zanni (Movimento Cinque stelle). Tra le mani della prima c’è inevitabilmente anche la questione dei lavoratori delle società in liquidazione (Centro Congressi), concordato (Viareggio Porto) o avviate ala fallimento con la Patrimonio. Dove su 66 dipendenti solo 4 possono essere assunti in Municipio, in quanto tutti gli altri sono stati assunti senza bando pubblico per le scelte delle amministrazioni passate, compresa la bufera di “parentopoli” che portò l’allora sindaco Marco Marcucci a chiedere scusa pubblicamente alla città.

La Cgil Versilia a questo proposito chiede di riprendere subito il confronto previsto dall'accordo stipulato nell'ottobre del 2104 che individua dei metodi per i percorsi di mobilità interna. Non è la soluzione ma può essere uno strumento. I livelli occupazionali non possono essere messi in discussione».

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