Gioco
L’altra estate degli scout viareggini fra i bimbi di Scampia
In 17 si sono calati nel quartiere simbolo del degrado «Nei loro occhi la voglia di un futuro diverso e possibile»
VIAREGGIO. Per la loro uscita estiva non hanno scelto gli spazi incontaminati di qualche parco o le tradizionali mète scout a contatto con la natura. Perché quest’anno, per quella che in gergo scout si chiama “la route”, si sono voluti calare in una realtà problematica e complessa come quella di Scampia, il quartiere dell’hinterland napoletano diventato un simbolo del degrado e dell’emancipazione. E così il clan South West Wind del gruppo Agesci Viareggio 3 - quello che fa capo alla parrocchia di Don Bosco al Marco Polo - ha deciso di entrare in contatto con quei giovani che vivono e lavorano a Scampia (e in particolar modo nel quartiere delle Vele, divenuto a sua volta l’emblema di quella zona). Una esperienza profonda e di grande spessore. Anche umano. Che i diciassette scout che hanno preso parte all’uscita hanno voluto raccontare al Tirreno.
«Quest'anno abbiamo deciso di organizzare la nostra route estiva in Campania, dividendola in due parti: una di cammino sulla costiera amalfitana ed una di servizio. Dopo aver trascorso qualche giorno tra Amalfi e Sorrento, infatti, siamo arrivati a Scampia, dove siamo stati accolti da Francesco, volontario e progettista al Centro Hurtado, centro di formazione culturale e professionale, che si occupa di intervenire nel quartiere. Il servizio a noi proposto, ci ha visto coinvolti nell'animazione ai bambini del luogo. Già dal pomeriggio del nostro arrivo, così, ci siamo trovati ad affrontare una situazione più forte e toccante del previsto. Ogni giorno, mattina e pomeriggio, partendo dal centro dove eravamo ospitati, ci recavamo alle Vele, enormi palazzi residenziali dismessi da anni, ancora occupati da numerose famiglie, per chiedere ai ragazzi se volessero venire a giocare con noi. Con il momento del gioco, infatti, i bambini riscoprivano il sapore dell'infanzia a loro negata. Non credevamo che in Italia potessero esistere davvero scenari del genere, dove i ragazzi sono costretti a vivere in situazioni che non possono essere espresse solo citando le macerie, i vetri ed il degrado del luogo».
«Più volte ci siamo trovati di fronte a scontri, verbali e fisici, tra bambini di palazzi, famiglie ed etnie diverse: specchio di ciò che accade quotidianamente nella vita degli adulti. Compito nostro e di tutti quei gruppi che d'estate offrono il loro servizio in queste zone è far conoscere ai giovani di Scampia nuove forme di gioco e di vita. Questo è, infatti, l'obbiettivo del Centro Hurtado e di tutte le altre numerose associazioni che operano sul territorio. Il lavoro di volontari come Francesco è fondamentale e prezioso non solo per i giovani, ma per l'intero quartiere. Grazie ai loro progetti, alla loro voglia di fare hanno acceso una piccola luce nel buio che, speriamo, diventerà sempre più grande. I ragazzi che, come noi, d'estate si recano lì non si devono pertanto limitare a fare animazione: il loro servizio deve essere anche quello di diffondere, far conoscere il lavoro del Centro, così da incrinare, se non spezzare, tutti i pregiudizi che avvolgono Scampia. Le famiglie sembravano affidarci i bambini con entusiasmo e fiducia, forse desiderose di mostrare ai loro figli un'alternativa. Bastava, infatti, formare un cerchio o prendersi per mano per veder riaffiorare nei loro occhi e nei loro sorrisi la spensieratezza e l'energia che colorano l'infanzia».
«Al momento di tornare a casa il saluto è stato amaro: i bambini, oltre che aprirci gli occhi, ci hanno emozionato per la loro capacità e necessità di dare e richiedere affetto. Siamo ripartiti senza la presunzione di aver cambiato le cose, ma con la speranza che progetti come questi continuino e riesca a far germogliare fiori tra le spine».
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