Finanza
Il mare è ostaggio di un brevetto
A fine stagione gli impianti anti inquinamento delle acque promessi per inizio agosto non ci sono ancora
LIDO DI CAMAIORE. Anche questa estate la Versilia ha dovuto fare a meno degli impianti anti inquinamento del mare. Nonostante annunci e promesse. Nonostante, pochi ma ci sono stati, divieti di balneazione che non fanno certamente bene all’immagine e all’economia del territorio. Un’altra stagione senza risposte a un problema vecchio di decenni. Anche se sarebbe ingiusto dire che non è stato fatto niente. Il ritardo c’è, ma anche il lavoro - politico e amministrativo - per risolvere il problema.
L’inghippo tedesco. L’ultimo capitolo di questa saga che appare ormai infinita passa dalla... Germania. Da dove dovrebbe arrivare la soluzione ai problemi di inquinamento del mare della Versilia. Per eliminare gli “effetti collaterali” dei liquami che dai nostri bagni non finiscono negli impianti di depurazione (o se ci finiscono non vengono adeguatamente trattati) ma nei fossi e poi in mare siamo appesi alla sofisticata tecnologia di un’azienda tedesca che detiene il brevetto dell’impianto di ionizzazione: un sistema di rilascio di scariche elettriche che depurano l’acqua dai batteri al quale sono appese le speranze dell’economia turistica della Versilia.
Le tappe. Come si ricorderà, dopo lunga e non sempre facile trattativa, a inizio giugno i Comuni versiliesi - con Camaiore capofila - insieme a tutti gli enti (tra cui la Regione che per tre impianti di ionizzazione ha stanziato 1.800.000 euro) coinvolti nel progetto per scongiurare nuovi divieti di balneazione sulla costa avevano individuato nell’impianto di ionizzazione la soluzione “sperimentale” al problema. Soluzione, cioè, ma testata prima e preferita al già sperimentato acido peracetico (un altro disinfettante generalmente utilizzato per le acque in uscita dai depuratori rispetto al quale Università di Pisa, Arpat e lo stesso Ministero dell’ambiente avevano avanzato perplessità). In tempi strettissimi la progettazione - affidata allo studio di ingegneria Isola-Boasso e Associati di Vercelli (circa 44mila euro) - è pronta e supera l’esame della conferenza dei servizi. Poi il Comune, con l’ingegner Filippo Bianchi (responsabile del progetto) comincia a trattare con l’azienda tedesca titolare del brevetto per l’impianto da installare sulle foci di Fossa dell’Abate, Motrone e Fiumetto, canali tra i principali indiziati dell’inquinamento del mare. Contemporaneamente, anche su pressione delle categorie preoccupate per una stagione estiva a rischio divieti per la mancanza delle soluzioni promesse, il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto, annuncia per la fine di luglio, i primi di agosto la messa in funzione dell’impianto.
Le ragioni del ritardo. A fine agosto, proprio in occasione del primo “anniversario” dell’accordo tra Comuni e Regione per finanziare la soluzione al problema, non c’è ancora un contratto firmato per la realizzazione degli interventi. Comune e società tedesca non si sono trovati d’accordo su alcuni aspetti tecnici e amministrativi, compresa la tempistica dei pagamenti. E la trattativa va avanti con la speranza che, intanto, in Versilia si mantenga il bel tempo. «Qualcuno ha sottovalutato i tempi necessari e ci sono state delle resistenze non previste - fa sapere il primo cittadino di Camaiore - ma la battaglia non finisce oggi e l’obiettivo è avere l’acqua del nostro mare pulita». Del Dotto fa riferimento a «condizioni stringenti poste dalla ditta che detiene il brevetto al Comune». Che avrebbe in definitiva uno scarso margine di trattativa proprio perché al mondo non ci sono altre aziende in grado di installare il prodotto necessario alla Versilia. E su questo punto insiste Bianchi. «Si tratta di ritardi fisiologici rispetto alla messa a punto di un progetto sperimentale di portata mondiale» spiega il dirigente camaiorese che al contempo evidenzia il percorso comunque fatto. I problemi con i tedeschi sono stati di natura tecnica, sul progetto, ma anche economica: ad esempio Camaiore spenderà i soldi finanziati dalla Regione che però li erogherà con una tempistica diversa da quella richiesta dalla ditta tedesca. Restano le aspettative deluse, di nuovo e si spera per l’ultima volta, di un territorio che vive di turismo e che forse l’impianto sperimentale contro l’inquinamento del mare lo avrà a dicembre.
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