Il Tirreno

Versilia

La villa firmata Michelucci, riscatto tutto versiliese

Corrado Benzio
Villa Simonetta a Lido di Camaiore
◗
Villa Simonetta a Lido di Camaiore

Nel dopoguerra c’è chi immaginò di costruire ma con gusto e anche stile. Anche la vicina Bussola fu progettata nel 1948 da grandi architetti toscani

4 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.11839708:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2015/07/26/news/le-ville-della-versilia-fra-l-arte-e-la-storia-1.11839708]]

Non mancano in Versilia ville moderne. Anzi dopo il boom edilizio che inizia negli anni Cinquanta, la riviera è diventata la capitale delle villette. Da Don Bosco a Viareggio fino al Lido, da Marina a Forte (qui meno, ma non poi tanto).

Tanta quantità, poca qualità. Come di scarsa qualità, in genere è stata l’edilizia civile in Versilia. Pochi i casi che si salvano. Per raccontare la «meglio archiettura» del Dopoguerra abbiamo scelto come esempio Villa Simonetta a Lido di Camaiore. Tutti sanno cos’è e tutti sanno dov’è. Sul lungomare, a fianco dell’area ex Bussoldomani, all’angolo fra viale Bernardini e via Monte Piana.

Quell’aria fa parte dell’area nobile del Secco. Ci abitava Alice Benelli, ma ci abita ancora Gianna Bigazzi, vedova del mitico compositore (da Rose Rosse alla musica di Mediterraneo, fino a Gloria, hit mondiale), e la famiglia di Delia Scala.
Qui nel 1956 fu edificata Villa Simonetta (il nome ce lo ha dato l’attuale proprietario, un imprenditore di Empoli). A firmare il progetto l’architetto Giovanni Michelucci.
Nato a Pistoia, Michelucci è uno dei grandi progettisti del Novecento. La storia dell’arte lo ricorda per la stazione di Santa Maria Novella e per chiesa di San Giovannio Battista, cosiddetta chiesa dell’Autostrada. Ma Michelucci ha progettato anche la chiesa di Larderello, parrocchia del villaggio che l’Enel costruì per gli operai che lavoravano nella geotermia.

In Versilia Michelucci ha lasciato più volte la sua firma. In parte suo dovrebbe essere il progetto della palazzina sulla Passeggiata di fronte al Royal. Per intenderci quella che ospita Sisley. Progetto in parte apocrifo, ma resta il fatto che già a vista si capisce che l’autore non è un geometra qualsiasi. Fra tutti i manufatti della Passeggiata post anni Trenta è quello dalle linee più pulite.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.11885339:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2015/08/04/news/hanno-chiesto-la-foto-anche-la-domenica-1.11885339]]

Michelucci ha messo poi le mani anche su Villa Vittoria a Forte dei Marmi. Oggi su viale Morin resta un immobile informe, brutto. Ma al tempo – anni Trenta – la villa era bellissima, proprietà della famiglia Contini-Bonaccossi. Una delle dinastie più importanti di Firenze, celebre anche per il caso dello smembramento e vendita di una delle più importanti collezioni private d’arte di tutta Europa.
Nel 1961, in pieno boom economico firmò Villa Piccirilli a Marina di Pietrasanta, mentre l’anno dopo fu la volta del villino Giunti a Viareggio. Dove negli anni Settanta, Michelucci – in là con gli anni ma ancora attivissimo – progetto il nuovo palazzo delle Poste in via Garibaldi.
Ma di tante opere Villa Simoetta è forse la più suggestiva, più pura in certe linee. Il tentativo, andato a vuoto, di creare una Versilia moderna, magari cementificata ma con gusto. Una vicenda simile accade poco lontano, quando nel 1948 venne edificata dai Benelli la Bussola di Focette. Anche qui si chiamarono architetti di grido come Nello Baroni, Maurizio Tempestini (che aveva progettato anche la Capannina), e Piero Porcinai.
Poi diventerà famosa per Mina e Celentano, intanto la Bussola finì sulla prestigiosa rivista Domus come esempio di moderno dancing italiano.

Oggi è difficile immaginare un imprenditore versiliese che chiama una grande architetto per progettargli la villa o realizzare un locale. E del resto pensiamo a che fine hanno fatto gli arredi della Galleria del Libro, firmati da Gae Aulenti. Oppure quelli del vecchio Martini, spariti per chissà dove.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.11844568:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2015/07/27/news/le-ville-del-desiderio-dalla-bella-otero-fino-a-delia-scala-1.11844568]]

In quegli anni, quando in Versilia tutto era ancora possibile, si immaginavano i locali come opere d’arte e non solo macchine per fare soldi. Poi certo, i Benelli con la Bussola ci fecero poco, fu il genio di Bernardini che giusto 60 anni fa – l’estate del 1955 – riuscì a lanciare il locale come regno della musica contemporanea italiana.
I tempi sono cambiati. A fine anni Ottanta ad affittare villa Simonetta fu addirittura Giorgio (Nicola Maria) Mendella, il famoso telefinanziere, proprietario di ReteMia e in quegli anni anche del Viareggio Calcio.

Qui Mendella ospitava i tanti personaggi che passavano dalla sua corte. Come tanti aveva capito che la Versilia era un palcoscenico unico per le sue attività. Poi tutto finì in un crack. Ma seppure venendo da Monza via Lucca, Mendella può essere considerato un tipico prodotto del made in Versilia, a partire dalla sue discese in elicottero.
In molti non ricordano ma l’epopea versiliese fra i Mendella e i voraci costruttori edili (il disordinato affarismo dei versiliesi come lo definì in un saggio il professore Piero Pierotti di Pisa) è stata raccontata da Sandro Veronesi nel romanzo «Venite, venite B52». Perché in Versilia tutto si tiene: la vita, la storia e la letteratura.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore