Il Tirreno

Versilia

I cantieri si difendono: non inquiniamo solo noi

di Donatella Francesconi
I cantieri si difendono: non inquiniamo solo noi

La relazione tecnica per la Procura elenca una lunga serie di attività che portano in acqua metalli pesanti: dalla agricoltura all’ex discarica

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Un progetto di ricerca attivato con i dipartimenti di biologia e scienze della terra dell’università di Firenze per «un’indagine ecologica svolta a stabilire lo stato delle acque della darsene del porto di Viareggio ed una successiva fase di intervento per il miglioramento della qualità ecologica delle stesse». Associazioni industriali di Lucca (sezione Nautica), Navigo e Studio Sgrò si sono messi insieme per rispondere alle indagini della Capitaneria, su delega del sostituto procuratore Lucia Rugani, in materia di inquinamento delle acque in Darsena. L’idea, fuori dall’iter giudiziario che vede impegnati lo Studio Sgrò per la parte tecnica e lo studio legale Carloni-Marzaduri per quella legale - è di avanzare una serie di proposte agli enti preposti al controllo, dalla Capitaneria, all’Arpat alla Regione (oggi competente in materia ambientale dopo il taglio alle Province). Come si legge nella nota tecnica messa a punto da Pasquale Sgrò che sostiene: «L’inquinamento delle acque portuali di Viareggio, ma anche in genere, può essere causato sia dalle attività a mare che da quelle a terra».

Insomma, la cattiva qualità delle acque non è imputabile ai soli cantieri: questa la tesi difensiva. Che risponde così alle contestazioni mosse dalla Procura a quelle attività di carenaggio sotto accusa per aver portato nell’acqua materiali inquinanti e tossici come conseguenza del non smaltimento a norma di legge delle acque di lavorazione. «Un contributo all’inquinamento delle attività a mare - si legge nella relazione tecnica - è rappresentanto dalle vernici antivegetative impiegate per ridurre lo sviluppo della “colonizzazione” da parte della flora e della fauna marine sulla carena delle imbarcazioni». Vernici che contengono rame e zinco, sostanze tossiche (biocidi) che la vernice rilascia gradualmente: «Le vernici antivegetative, però, una volta esaurito il loro effetto lasciano sullo scafo uno strato di vernice non più protettivo. Così che quando le carene vengono interessate da operazioni di pre-trattamento con nuove antivegetative (attività che si svolge sul piazzale dei cantieri) ormai le sostanze biocidi non ci sono più e nel materiale di risulta c’è solo materiale privo di metalli pesanti». Eppure - va ricordato - il Codice dell’ambiente ritiene che questo tipo di acque vada smaltito come rifiuto speciale e con interventi precisi ed adeguati.

Gli idrocarburi delle imbarcazioni - è la tesi del tecnico - inquinano così come «gli scarichi delle barche ormeggiate in porto con persone a bordo. E «si possono considerare inquinanti anche le operazioni di dragaggio» che - è bene ricordarlo - si svolgono sotto stretto monitoraggio ambientale.

Va poi considerato, continua Sgrò, cosa trasporta il lago di Massaciuccoli attraverso il Burlamacca: «Acque fortemente cariche di inquinanti, con presenza di rame ed altri metalli pensanti dovuti probabilmente all’impiego in agricoltura di fertilizzanti ed antiparassitari e al percolato delle ex discariche di rifiuti urbani di Viareggio e Massarosa». Percolato che, però, Comune e Gaia hanno sempre dichiarato essere destinato tramite la fognatura all’impianto comunale di depurazione. Così da evitare proprio l’inquinamento delle acque del mare.

Agricoltura sotto accusa anche per la presenza nelle acque del porto di un’elevata concentrazione di zinco, «uno dei concimi organici più efficaci». Per individuarne le cause la relazione tecnica di Sgrò ritiene si debba considerare la «fonte storica» dell’inquinamento, ovvero quella attività di carenaggio «attive nel porto di Viareggio fin dal 1800».

Un’analisi che si conclude con una serie di proposte, compresa quella che le attività produttive «attuino misure di protezione ambientale idonee per la gestione dei bacini di carenaggio e per il contenimento di eventuali rilasci di liquidi accidentali». Certo è che se lo stato delle acque del porto è l’aggressione di tutti i fattori inquinanti elencanti da Sgrò c’è da augurarsi - per la sicurezza delle stesse acque di balneazione - un’indagine approfondita a tutto campo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca