Proteste
Si appellano al Papa per le Poste chiuse
Gli abitanti di Valpromaro scrivono una lettera a Bergoglio «Decisione che penalizza gli anziani e le persone deboli»
VALPROMARO. Gli abitanti di Valpromaro hanno deciso di scrivere al Papa per la chiusura dell’ufficio postale a servizio della frazione e delle colline.
«Santo Padre - inizia la missiva - Siamo una piccola comunità di circa 200 abitanti, nelle colline della Valfreddana, che separano Lucca dalla Versilia. Il nostro piccolo paese, frazione dei comuni di Camaiore e Massarosa, è attraversato dalla Via Francigena, ed è sede di una rinomata ospitalità a donativo per i pellegrini in cammino verso Roma e gli altri luoghi di pellegrinaggio; ogni anno accogliamo nelle strutture della parrocchia, oltre 700 pellegrini, in costante aumento, provenienti da ogni parte del mondo.
«La ragione che ci spinge a scriverLe - prosegue la lettera a Papa Bergoglio - è la preoccupazione e la rabbia che da mesi manifestiamo tutti insieme, contro l’annunciato provvedimento di chiusura del nostro ufficio postale, che si trova a Valpromaro, proprio di fronte al giardino della Casa del Pellegrino. Si tratta dell'unico punto di accesso al servizio postale per l’intera zona, che serve una popolazione di circa 2000 residenti, senza contare i pendolari in transito e i pellegrini di passaggio, oltre alle aziende presenti. Al di là di considerazioni relative all'efficienza del servizio, ai disagi che si troverebbe a patire la popolazione intera, alla mutilazione che verrebbe a subire il territorio, privato di un presidio sociale fondamentale, ravvisiamo in questa decisione inspiegabile sotto ogni punto di vista, una responsabilità anche morale».
«Se infatti la rabbia e l'esasperazione popolare sono motivate da un sistema sociale e di servizio in evidente impoverimento, la preoccupazione interessa soprattutto i più deboli, gli anziani soli, quanti si trovano in difficoltà per gli spostamenti e i trasporti, ma anche i giovani che vorrebbero poter immaginare il loro futuro nella nostra bella terra, che crediamo non meriti un trattamento così irrispettoso».
«Le scriviamo per comunicarLe tutto il rammarico, l'impotenza, l'angoscia e lo sconforto che sta vivendo la nostra zona, che invece sarebbe ben più lieta di esprimere le proprie energie per la valorizzazione della propria terra e la maturazione della propria comunità. Ci troviamo nostro malgrado contrapposti a un sistema che ci mutila, che ci esclude senza conoscerci, che si disinteressa di noi come se fossimo un peso di cui doversi sbarazzare quanto prima. Le rivolgiamo dunque una preghiera accorata, affinché, anche attraverso la missione della Chiesa e dei suoi ministri, si rifletta e si progetti con speranza, rispetto e umanità il futuro delle piccole comunità della Lucchesia, dell'Italia e del mondo intero».
«Si unisce all'appello della comunità anche il nostro parroco don Rodolfo Rossi, che condivide e appoggia le posizioni dei paesani. La Sua voce - conclude la lettera - è forte presso i fedeli e nella società civile, e siamo sicuri non mancherà di accogliere questo fiducioso appello».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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