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Granaiola scrive al ministro sul caso di Daniele Franceschi
VIAREGGIO. La senatrice Manuela Granaiola (Pd) ha scritto al ministro della giustizia Andrea Orlando per il caso di Daniele Franceschi, il viareggino morto nel carcere di Grasse, il 25 agosto 2010....
VIAREGGIO. La senatrice Manuela Granaiola (Pd) ha scritto al ministro della giustizia Andrea Orlando per il caso di Daniele Franceschi, il viareggino morto nel carcere di Grasse, il 25 agosto 2010.
La senatrice Granaiola si è rivolta al ministro perché la madre possa riottenere gli organi del figlio che furono espiantati per l’autopsia.
«Si tratta di una vicenda - scrive la senatrice - lunga e dolorosa, condotta con determinazione e disperazione dalla madre Cira Antignano; vicenda che ha individuato specifiche responsabilità del medico e di altro personale che, in carcere, non prestarono la dovuta assistenza al giovane. Le scrivo - afferma Granaiola nella lettera al ministro - per evidenziare un doloroso aspetto umano: ad oggi la madre non ancora riuscita ad ottenere la restituzione degli organi trattenuti dalle autorit francesi».
«Un’ultima penosa battaglia che la madre sta ancora combattendo contro la burocrazia (e probabilmente non solo) francese. Le chiedo un gesto d'attenzione volto a sostenere nei modi possibili e dovuti la madre in questo suo ultimo umano impegno, così che la vicenda possa definitivamente chiudersi con un gesto di umana e materna comprensione».
Daniele Franceschi morì a Grasse nella notte del 25 agosto 2010. Era finito in carcere per una vicenda di carte clonate: nelle lettere scritte alla famiglia pochi giorni prima aveva scritto più volte di non sentirsi bene, e di essere stato vittima di malori. La sua scomparsa, derubricata inizialmente come tragedia inevitabile, scatenò un vero e proprio caso internazionale. Con la mamma Cira Antignano che - assistita dagli avvocati Aldo Lasagna e Maria Grazia Menozzi - ha lottato in lungo e in largo perché sulla morte del figlio venisse aperta un’inchiesta. Inchiesta che alla fine ha portato alla condanna di un medico e di un’infermiera dell’ospedale di Grasse. Il 21 settembre inizia il processo d’appello.
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