Il Tirreno

Versilia

Due comandanti ed un anno di lavoro insieme all’Arpat

I rifiuti, di qualsiasi tipo siano - così prevede il Codice del’ambiente - «sono gestiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio...

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I rifiuti, di qualsiasi tipo siano - così prevede il Codice del’ambiente - «sono gestiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente. Ed in particolare: senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora; senza causare inconvenienti da rumori o odori; senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa». Dunque, lavare le carene delle imbarcazioni direttamente sullo scalo, con l’acqua - in questo caso un rifiuto per gli scarti che contiene - che finisce in mare, è sanzionabile per cattiva gestione del rifiuto prodotto dalla lavorazione, ai sensi dello stesso Codice dell’ambiente.

Si può riassumere così il senso del lavoro svolto dai militari della Capitaneria di porto di Viareggio, insieme ai tecnici Arpat, prima sotto il comando di Marco iacono che avviò le ispezioni e poi sotto quello di Davide Oddone che vede oggi la Procura di Lucca (pm Lucia Rugani) arrivare alla chiusura delle indagini. Un’inchiesta lunga un anno, che da più parti si è cercato di evitare, ma che oggi vede i cantieri della grande nautica alle prese con i correttivi anti inquinamento nel nome del bene comune. (d.f.)

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