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Versilia

Centro Congressi, il liquidatore è Romiti

Centro Congressi, il liquidatore è Romiti

Esce di scena Riccardo Cima che lascia un mandato senza equivoci: la società non può che fallire

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VIAREGGIO. Ha ribadito che la situazione dei conti della Viareggio Versilia Congressi è tale da poter far fronte alle spese di fine stagione, invitando però a fare particolare attenzione agli incassi dei crediti balneari della stagione e dei crediti verso l’affittuario del bar, in quanto da tali flussi finanziari dipendono le risorse per far fronte al pagamento degli stipendi e degli altri costi gestionali, incluso il canone demaniale 2015». Poi, Riccardo Cima ha lasciato il timone della società in liquidazione a Massimo Romiti, commercialista lucchese forte di rapporti con il mondo bancario e calcistico, scelto dal sindaco Giorgio Del Ghingaro.

L’assessore al bilancio Laura Servetti, presente ieri all’assemblea del Centro Congressi, ha preso atto della relazione del liquidatore uscente e lo ha ringraziato. Domani la Giunta si riunirà proprio al Principino e poi incontrerà i dipendenti (che al momento sanno di perdere il lavoro al 30 settembre) ed il sindacato. «Segno che lo striscione sul Centro Congressi alla vigilia del Carnevale estivo - commenta Massimiliano Bindocci, coordinatore della Cgil Versilia - ha fatto effetto».

Il passaggio effettivo delle consegne - si legge nella nota diffusa dall’amministrazione comunale - avverrà il primo settembre prossimo, «in modo da consentire al dottor Cima la regolazione degli ultimi giorni della mensilità per una questione meramente organizzativa. Il dottor Romiti ha già preso visione della relazione del dottor Cima e sarà al lavoro a partire dalla prossima settimana».

Relazione di Cima che non lascia spazio a dubbi sul futuro della società partecipate che ha vissuto ben altri splendori e che proprio gli stessi, probabilmente, oggi paga: «Si dovrà procedere alla alienazione dei beni strumentali - scrive il liquidatore uscente - per fare fronte alla passività, ancorché in via concordataria». Perché il futuro della società, del bagno e della struttura che è uno dei simboli della città, a detta di Cima è segnato: il fallimento. Così da poter essere messo in vendita e finire in mani private. Un passaggio che già attira come il miele le mosche chi da tempo accarezza progetti da realizzare nell’area che è la porta della città. (d.f.)

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