Il dolore
Da Cellini a Botero: la storia della Rocca di Sala
Da lì si domina tutto il centro storico di Pietrasanta fino alla Marina. Cosimo dei Medici firmò il decreto che concedeva la casa all'autore del Perseo
Le condizioni, lo confermano le nostre foto, non sono delle migliori. Un vero peccato se si pensa al valore storico della Rocca di Sala, la villa-forticazione che domina il centro storico di Pietrasanta.
L’origine della Rocca di Sala è longobarda, ma fu potenziata nel 1480 su progetto del Francione. Quindi la Rocca esisteva già quando Guiscardo da Pietrasanta fondò la città che da lui prese anche il nome. Era il 1255. I turisti meno avveduti pensano che il nome della città sia legato alla lavorazione del marmo, o qualcosa di simile.
Niente di tutto questo. I da Pietrasanta, da cui discendeva Guiscardo, erano una nobile famiglia milanese. I cui discendenti, può essere paradossale, producono l’unico vino doc di tutta la provincia di Milano. Che notoriamente è piatta, fuorché nella collina di San Colombano al Lambro. Ed è qui che si trovano le vigne e le cantine dei da Pietrasanta.
Guiscardo fonda Pietrasanta perché Lucca ha necessità di espandersi e anche di controllare la costa e la via Francigena. Alla bisogna c’è anche il castello di Rotaio, ma si vede che alla Pantera non basta.
Fu Castruccio Castracani degli Antelminelli, signore di Lucca, che potenziò la Rocca e fece costruire la Rocca Arrighina. E fu sempre Castruccio che portò Pietrasanta a confliggere con Genova e poi affidata a Carlo VIII. Pietrasanta fu rivenduta ai Lucchesi, sotto il cui domino rimase fino al 1513, al famoso lodo di Leone X, pontefice mediceo, che assegna Motrone e Pietrasanta al Granducato, sottraendola alla Repubblica aristocratica di Lucca.
Ma Pietrasanta, anzi la Rocca di Sala , fece in tempo a vedere costruire una dimora per Paolo Guinigi, signore di Lucca, che qui a lungo visse. La vicenda storica ma soprattutto quella umana del Guinigi è legata soprattutto a Ilaria del Carretto, nobile famiglia ligure, che fu seconda moglie del signore di Lucca.
Ilaria morì giovanissima nel 1405. Paolo chiamò Jacopo della Quercia, massimo scultore dell ’epoca, per scolpire il sarcofago che diventerà (completato nel 1408) uno dei capolavori della scultura del ’400 italiano.
Alla Rocca di Sala sostarono anche Carlo VII (1494) e Carlo V (1536). Ed il granduca Cosimo I dei Medici qui a Pietrasanta dettò nel 1561 il decreto che concedeva a Benvenuto Cellini – grande scultore e orafo insigne – la casa di via del Rosario a Firenze. Qui Cellini avrebbe installato l’officina per la fusione del Perseo, suo capolavoro.
La storia è passata da queste mura, è il caso di dirlo. E ancora oggi la passeggiata che si fa partendo da piazza Duomo e di rara suggestione.
La stessa passeggiata che fa – ma dall’alto in basso – tutte le sere d’estate Fernando Botero.
Il grande artista colombiano frequenta da oltre 30 anni la Versilia (nei primi anni alloggiava a Viareggio all’hotel Astor). La sua casa è proprio sotto la Rocca di Sala. E quindi scende risale spesso quel sentiero.
Botero, che ha case ovunque (da New York a Parigi, da Medellin a Montecarlo), considera Pietrasanta il luogo dell’anima, ma soprattutto il luogo dove passa l’estate a lavorare, fra la casa – dove ha lo studio – e le fonderie dove vengono fusi i suoi giganti in bronzo.
La casa di Botero è molto semplice, quasi francescana. Il progetto di ristrutturazione del vecchio rudere è firmato da Tiziano Lera, celebre architetto versiliese.
Fernando Botero è una sorta di Paolo Guinigi dell’arte a Pietrasanta. È lui, con la sua presenza, che trent’anni fa ha fatto scoprire Pietrasanta al mondo.
Oggi ci sono in città 240-250 scultori al lavoro. Famosi e sconosciuti. Qui hanno lavorato mostri sacri come Henry Moore e Mirò, Pomodoro e Folon, Mitoraj e Cascella, ma senza lo sbarco di Botero, la Piccola Atene non sarebbe stata.
Perché quando Botero arrivò a Pietrasanta, accompagnato dal direttore del Moma di New York, era il pittore-scultore più famoso e soprattutto pagato al mondo. In anni, invece, in cui gli artisti stranieri lasciavano l’Italia, sfregiata dal terrorismo.
Per questo Botero può – anche nei suoi modi – essere paragonato ad un antico signore italiano. Lui che ha donato un intero museo alla sua città natale. Un gesto che ha fatto parte della storia di riscatto della sua città dalla schiavitù dei mercanti di coca.
E Botero ha fatto un estremo omaggio a Pietrasanta, chiedendo uno spazio al cimitero comunale dove riposare una volta morto. Lui e la moglie. Un grande gesto d’affetto per la Versilia.
E allora tornando alla Rocca di Sala è forse arrivato il momento che si inizi il restauro della fortezza da cui nasce il borgo. E che si pensi a trasformare casa Botero in un museo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
