Italia
Carbonaie, è allarme ambientale
Cumuli di rifiuti anche pericolosi e industriali bruciati nei campi e tutto intorno all’ex discarica
VIAREGGIO. Altro che torba che brucia nel campi di Massarosa...Il colpo d’occhio sui cumuli di rifiuti bruciati di fresco ad un passo dalla discarica bonificata delle Carbonaie raccontano bene cos’è quell’odore di spazzatura bruciata che si è levato, una decina di giorni fa appena, nelle notti viareggini. Cumuli di rifiuti di ogni tipo andati a fuoco: plastica, gomma, eternit, materiali edili (ci sono sacchi con il marchio Weber abbandonati per ogni dove nella zona in questi giorni) ed oggi i relativi resti. Ad un passo dal fosso, a due dal lago di Massaciuccoli. Da lunedì il meteo annuncia pioggia e se le precipitazioni saranno abbondanti spazzeranno via le ceneri che finiranno in acqua.
Un allarme ambientale reale, sul quale è necessario intervenire quanto prima: con la bonifica prima e l’individuazione dei responsabili poi. Arpat, Asl, gli uffici ambiente di Comune, Provincia e Regione (Firenze per quanto riguarda il lago), l’Autorità di bacino del Serchio (per le acque), il Consorzio di bonifica (competente per i fossi), la polizia municipale di Viareggio, l’Ente Parco e le sue guardie, il Corpo Forestale il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri sono tutti gli Enti competenti a mettere nero su bianco che così non va e a ricercare le responsabilità, oltre che a vigilare affinché il fenomeno non si ripeta.
Eppure, intorno all’ex discarica bonificata a suon di milioni della Regione, sembra che l’emergenza ambientale non debba trovare fine. Come si vede nelle foto sono andati a fuoco anche i terreni intorno alla discarica, gli stessi dove per anni sono stati accumulati rifiuti di ogni tipo che - i cittadini ed il Tirreno l’hanno più volte denunciato immagini alla mano - con il passare del tempo sono arrivati a contaminare l’acqua.
Da venerdì sono arrivati lucchetti per le sbarre che impediscono l’accesso al ponte e alla via Fosso Matelli, angolo via della Bozzana. Quelli vecchi non erano più funzionanti e per attuare l’ordinanza della polizia municipale (del febbraio scorso) sono stati distribuiti quelli nuovi a carabinieri, polizia di Stato, vigili del fuoco, Centrale operativa del 118 e guardia di finanza. Dall’elenco sono escluse le guardie del Parco: eppure l’area è parte del territorio dell’Ente presieduto oggi da Fabrizio Manfredi ed è destinata, così nelle intenzioni della Regione che ha pagato la bonifica del sito a discarica comunale, a diventare un punto di attrazione turistica.
In realtà quel passaggio è rimasto lettera morta. La collina delle carbonaie è impraticabile, gli arredi nuovi di zecca sono ormai rovinati, nella zona sono tornate le roulotte di chi non ha altro posto in cui vivere ed il disastro ambientale sembra non avere fine. Sotto gli occhi di chi (e non sono pochi) dovrebbe evitarlo.
E niente è più dato sapere, a lavori ultimati, dello stato delle acque dei fossi, con i quali vengono irrigati i campi vicini, pesantemente contaminate dai metalli pesanti fuori dai limiti di legge per tutto il tempo nel quale si è sviluppata la bonifica della discarica originaria.
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