Sicurezza
Asa vuole mangiarsi la versiliese Gaia
Sul tavolo di Nogarin la fusione con la società che gestisce la rete idrica da Viareggio a Carrara, obiettivo aumentare la quota pubblica
LIVORNO. C'è un dossier sulla scrivania del sindaco Nogarin. Il titolo è "acqua pubblica". Al suo interno c'è un progetto: la scalata di Asa (oggi pubblica al 60%, il 36% appartiene al Comune di Livorno) a Gaia, società che gestisce il servizio idrico su un territorio vastissimo che comprende gran parte dei comuni della provincia di Lucca, dalla Garfagnana fino alla Versilia, quelli di Massa e alcuni comuni del pistoiese.
L’operazione era già stata valutata tre anni fa dal sindaco Cosimi, ma poi accantonata. Ora sembra tornare in auge. In nome, innanzitutto, di uno dei temi più cari al mondo dei Cinque Stelle: con l’acquisizione di Gaia (completamente in mano pubblica) la quota privata di Asa si abbasserebbe notevolmente rispetto all’attuale 40% detenuto dalla genovese Aga Spa, gruppo Iren. A meno che i genovesi non dovessero decidere di iniettare ulteriore capitale per mantenere intatta la loro percentuale (ma a quel punto, è il ragionamento che si fa a palazzo civico, Asa comunque si rafforzerebbe).
Ma i temi in gioco in questa partita sono innumerevoli, e vanno molto al di là della battaglia politica-ideologica sul bene-acqua. L’operazione rappresenterebbe infatti una risposta all’espansione della romana Acea in gran parte della regione, con la costituzione di una maxi-società della costa toscana, lontana certamente dalle dimensioni del gruppo capitolino, ma con un asso nella manica importante: le sorgenti delle Apuane, la principale riserva d’acqua della regione.
Allo stesso tempo però l’operazione potrebbe configurarsi anche come un chiarimento tutto interno alla società di via del Gazometro, una sorta di sfida da parte della maggioranza pubblica di Asa al socio privato, un modo per farlo uscire allo scoperto in vista sia dell’obiettivo dell’azienda unica regionale dell’acqua dichiarato dal governatore Rossi per il 2021, sia in vista di un traguardo più immediato, la gara sulle reti del gas.
Cosa farà Aga? Accetterà di perdere il 40% e dunque la governance stabilita su quella soglia dai patti parasociali, abbasserà la propria partecipazione oppure uscirà incassando qualcosa come 30-35 milioni, il triplo di quanto investito una decina d’anni fa, quando entrò con 9.2 milioni (a cui aggiunse poi 3.8 milioni di aumento di capitale nel momento di più grande difficoltà di Asa)?
La partita è appena all’inizio, ma potrebbe vivere un’accelerazione già in autunno. D’altra parte non è un caso che appena un mese fa l’assessore al bilancio Lemmetti abbia ammesso, durante un intervento in seconda commissione, che “per Asa abbiamo in progetto un aumento della quota di partecipazione della parte pubblica”.
Ci si chiederà: perché una società come Asa che negli ultimi sei anni ha visto lievitare il proprio patrimonio netto da 14 a 69 milioni di euro, dovrebbe imbarcarsi nell’acquisizione di una società in gravissime difficoltà economiche come Gaia, oberata dai debiti sia verso le banche che verso i Comuni-soci? Perché è questo il momento migliore - viste proprio le condizioni di Gaia - per fare un’operazione del genere, si spiega nel dossier in mano al sindaco. In cui, più che di acquisizione, si parla di fusione per incorporazione. Cioè di inglobamento, senza tirar fuori un euro.
E allora perché dall’altra parte Gaia dovrebbe accettare di essere inglobata senza incassare un euro? Per entrare in un contesto societario più importante e dunque potersi permettere una serie di garanzie nel negoziare investimenti e mutui. Le pedine ora sono sulla scacchiera, ma la partita è appena all’inizio.
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