Sicurezza
Profughi: si spacca il fronte dei sindaci della Versilia
Pietrasanta e Viareggio insistono con il no e contestano l’ultimatum della Prefettura. Ma c’è chi si è già messo al lavoro su progetti di accoglienza
VIAREGGIO. C’è di dice no. Perché non può. O perché non lo trova giusto. Ma nonostante l’ultimatum della Prefettura che ha detto chiaro e tondo ai sindaci ospitate i profughi o vi requisiamo gli immobili resta una contrarietà forte della Versilia all’arrivo dei migranti in fuga dalle zone di guerra. Resa ancora più forte, per certi versi, proprio dall’ultimatum lucchese. Ma la cosa non vale per tutti. Mentre una parte del territorio di profughi non vuole sentir parlare c’è chi ha già messo mano a progetti di accoglienza e chi invece attende l’arrivo di gruppi di migranti a giorni.
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Il fronte del no. L’opposizione, se così si può definire, ha due capi di opposto colore politico: Viareggio e Pietrasanta. Con Massimo Mallegni che già annuncia: «Che si azzardasse: se il Prefetto verrà a requisire gli immobili per i profughi, mi ci troverà davanti con la fascia tricolore indosso».
Le motivazioni del no, non sono esattamente le stesse. «Non è che abbiamo espresso una contrarietà netta: aiuteremo tutti nell’ambito delle possibilità che abbiamo - precisa Mallegni - io credo che ci sia qualcuno che marcia sulla pelle di questi disgraziati e non ragiona in termini costruttivi. Un profugo costa 35 euro al giorno, per una regione come la Toscana in relazione ai numeri previsti parliamo di 200mila euro al giorno che vanno a foraggiare qualche cooperativa, rossa o bianca che sia non mi interessa la parte politica. Un business che va a sostituire quello che una volta era il finanziamento pubblico dei partiti. Ho la sensazione che se facessimo missioni umanitarie e accordi con la Libia con queste risorse sarebbe più utile. Ma probabilmente a qualcuno conviene che gli “investimenti” si facciano qua e non là» continua Mallegni.
Che poi se la prende con il governo: «Renzi e suoi illustri collaboratori pensano forse che gli enti locali possano risolvere i loro problemi. Ma gli enti locali la loro parte già la fanno: delle146 famiglie che aspettano una casa popolare a Pietrasanta 100 sono straniere. Abbiamo i nostri da aiutare. E qui non si tratta di fare della demagogia come fanno altri colleghi di centrodestra: non si può ragionare in modo estremista ma è necessario che l’Italia investa là, in Libia».
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Più moderata ma comunque netta la posizione di Giorgio Del Ghingaro. «Siamo arrivati da poco - afferma - e intanto verifichiamo la possibilità di posti disponibili. Ma chiarisco subito che non sarò disponibile io ad accettare nessun genere di imposizione da parte di nessuno su temi delicatissimi come quelli dell'accoglienza. Chi mi conosce sa che nelle precedenti esperienze amministrative ho accolto molte persone perché c’erano disponibilità di posti e il necessario clima interno al territorio. Mi interessa certamente al creazione e l’implementazione di progetti ad hoc in collaborazione con associazioni del territorio in grado di non fare era accoglienza ma accoglienza attiva» spiega Del Ghingaro che rivolgendosi alla Prefettura precisa: «Noi abbiamo necessità ancora di tempo per capire se, come, dove e quando accettare l’arrivo di profughi. Per ora la risposta è no».
Sì, ma non subito. Più disponibili a valutare la possibilità di accogliere i profughi - e in proposito sono già allo studio alcune soluzioni pratiche, i Comuni di Stazzema, Seravezza e Forte dei Marmi. Ciascuno con le proprie perplessità. Ma la macchina dell’accoglienza è già avviata. I sindaci Umberto Buratti e Ettore Neri, in particolare, chiedono però tempo, almeno tutto settembre, per individuare soluzioni con associazioni di volontariato, cooperative e privati. Intanto perché non ci sono edifici pubblici da mettere a disposizione. A Stazzema, dove in base ai numeri forniti dalla Regione, precisa Maurizio Verona, dovrebbero arrivare 4 persone, è già al vaglio della Prefettura una possibile soluzione. Forte aspetta la fine della stagione e con Umberto Buratti auspica una «soluzione internazionale del problema: dobbiamo aiutarli in Libia». Ettore Neri a Seravezza invita a non commettere errori: «Questi interventi vanno comunicati e fatti capire di più alla popolazione. Si sta seminando nella più totale incomprensione».
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