Il Tirreno

Versilia

Voleri, dolore e grinta dopo l’incidente in scena

di Maria Giorgia Corolini
Voleri, dolore e grinta dopo l’incidente in scena

Parla il tenore coinvolto nel crollo di una struttura al Pucciniano

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LIVORNO. «E' stato un grande spavento, ho davvero avuto paura. Per fortuna posso già stare in piedi, poteva andarmi anche peggio»: si apre così il racconto del tenore livornese Marco Voleri, reduce dal brutto incidente che lo ha visto protagonista la sera dello scorso 7 agosto, mentre nelle vesti dell'imperatore Altoum si stava esibendo sul palco del Festival Pucciniano, a Torre del Lago. Mancava un minuto alla fine della “Turandot” quando, all'improvviso, il montacarichi sul quale Voleri era seduto ha ceduto di colpo facendolo precipitare per oltre 2 metri.

«Ero seduto sul trono e ho battuto violentemente il fondo schiena: il dolore è stato indescrivibile ma sono rimasto cosciente. La prima cosa che ho provato a fare- racconta- è stata quella di muovere le gambe: per un attimo, infatti, ho avuto paura di essere rimasto paralizzato». Salito alla ribalta delle cronache per aver fatto “outing” sulla propria personale lotta alla sclerosi multipla, Marco Voleri si trova ancora una volta di fronte a una grande sfida: «Supererò anche questa- dice- anche se alle difficoltà che già c'erano, si aggiungeranno difficoltà nuove».Il tenore è stato dimesso ieri pomeriggio, a una settimana esatta dall'operazione del dottor Antonio Caprio che gli ha stabilizzato la colonna vertebrale: ancora incerte le conseguenze dell'incidente dal momento che, come spiega Voleri, «la vertebra fratturata è esattamente all'altezza del diaframma». Non solo un brutto spavento, quindi. La carriera del cantante lirico potrebbe subire uno stop, almeno temporaneo: «Sono rallentato in tutti i movimenti e la voce è ancora molto debole- continua Voleri- per questo non so se e quando potrò ricominciare a cantare. Avevo un fitto calendario di impegni, alcuni addirittura per il 2017: temo che alcuni dovranno essere annullati«. Anche per questo motivo gli avvocati sono già al lavoro: «Ma ho avuto ripercussioni anche nella vita personale- aggiunge il cantante lirico- per esempio non posso prendere in braccio mio figlio».

E pensare che pochi giorni prima dell'incidente, durante un'intervista sul peschereccio del Ca' Moro, Voleri aveva presentato i progetti per l'inverno: dopo un 2015 scoppiettante aperto con la collaborazione con l'Avvenire e proseguito con la nomina a Cavaliere della Repubblica, al termine della sua prima estate da padre (Andrea, nato mentre il babbo cantava l'Ave Maria di Vavilov davanti al Papa Francesco, ad oggi non ha ancora due mesi) erano in programma un workshop per insegnare ad usare al meglio la voce nei luoghi di lavoro (per i dettagli nelcuoredellavoce.com) e un progetto teatrale in collaborazione con l'attore Leonardo Fiaschi dal titolo “L'altra faccia della lirica”. «Non ho tempo per annoiarmi, voglio stare col fiato sul collo alla vita» aveva detto, e a ridosso di quest'ultima sventura l'atteggiamento non sembra cambiato: «Gli imprevisti servono come stimolo per ripartire. Il progetto sulla voce nato in collaborazione con la logopedista Marta Ciabatti e la psicologa Dunja Di Biagio, per il quale abbiamo già avuto diversi contatti, non subirà cambiamenti- spiega- per quanto riguarda lo spettacolo teatrale su musica leggera e lirica, invece, Leonardo ed io abbiamo già deciso che dalla prossima settimana ripartiremo con le prove, almeno con quelle in cui possiamo lavorare a tavolino sul copione».

Soddisfazione da parte del primario di Neurochirurgia dell'Ospedale di Livorno, il dottor Orazio Santonocito: «Pur nella sfortuna, è andata parecchio bene- osserva- se la frattura fosse avvenuta appena più su si sarebbe compromesso il midollo spinale, con conseguenze drammatiche. Poter curare e assistere un cittadino livornese illustre come il maestro Voleri è stato un onore, anche se non gli abbiamo certo riservato trattamenti speciali o eccezionali ed ha ricevuto le stesse cure che ricevono gli oltre 1000 pazienti che operiamo ogni anno». Soddisfatto anche lo stesso Marco Voleri, che nella mattina di ieri, durante il saluto a tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari dell'unità operativa del reparto, ha espresso gratitudine per la grande professionalità mostrata: «Il reparto di Neurochirurgia è davvero un fiore all'occhiello del nostro ospedale- ha detto Voleri- in quanto a cure, non avrei potuto desiderare di meglio».

L'incidente è avenuto durante la scena finale di Turandot, quella del trionfo dell'amore tra Calaf e la principessa Turandot. Una manciata di secondi e la rappresentazione sarebbe terminata. A quel punto ha ceduto la piattaforma del trono che si trovava in alto, al centro della scena. Il pubblico non ha capito esattamente cosa stava, era una scena corale, un trionfo di voci e musica. L'attenzione era altrove rispetto al trono sul quale era seduto Marco Voleri. Che dopo l’incidente è stato soccorso, ricoverato e il giorno successivo trasferito all’ospedale di Livorno.

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