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Spazi più grandi, ma il caos è rimasto

Spazi più grandi, ma il caos è rimasto

Il reparto continua a registrare proteste nonostante il restyling. I sindacati: serve più personale

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VIAREGGIO. L’inaugurazione è ancora fresca: parliamo di sabato 1º agosto, meno di venti giorni fa. Ci sta, insomma, che il nuovo pronto soccorso della Versilia - ristrutturato con un maxi-progetto da tre milioni di euro - debba ancora fare il rodaggio.

Ma il contenuto di alcune telefonate di utenti arrivate al Tirreno, che parlano di caos per le attese e per la sistemazione dei pazienti, fa riflettere. La sostanza è che il pronto soccorso è stato risistemato, ma i risultati non si vedono ancora. Come confermano gli stessi operatori.

«Purtroppo - affermano Claudio Velia e Fausto Delli del sindacato Uil-Fpl - la decisione di fare i lavori al pronto soccorso in un periodo caldo come l’estate non poteva non avere conseguenze. Bisogna dire che quando si mette mano a un reparto così importante, dove affluiscono migliaia di persone ogni anno, è inevitabile attendersi qualche problema. Soprattutto in estate, in cui gli accessi al pronto soccorso aumentano fino all’inverosimile».

I sindacati tornano a porre il problema del personale. «Non vogliamo sembrare ripetitivi - spiegano - ma a nostro modo di vedere si possono creare spazi più grandi, costruire anche un pronto soccorso due volte più ampio, ma se non si mettono gli operatori in grado di accogliere e soddisfare tutte queste richieste non se ne può uscire. In parole povere, serve più personale per dare sfogo a una domanda che soprattutto in estate diventa enorme».

È questa la vecchia questione: come si fa a gestire un afflusso sempre maggiore di utenti? Si cerca di fare più filtro con i servizi sul territorio, o si aumentano gli organici? Al momento la sanità toscana e versiliese non è ancora riuscita a trovare l’uovo di Colombo.

Che l’assalto degli utenti all’ospedale rasenti, a volte, l’eccesso lo dimostrano anche le file che si creano davanti alla risonanza magnetica per chiedere un appuntamento. A questo assalto medici, infermieri e tecnici dell’Asl sono costretti a replicare sempre «che non si può prenotare l'esame in questo modo, bisogna rivolgersi al Cup».

«Questa abitudine a fare il “porta a porta” dell’esame - ha denunciato il sindacato Uil alcuni giorni fa - costringe il personale sanitario a fare la parte dei cattivi, perché ogni volta bisogna rispondere che non è possibile prenotare un esame in questo modo. Viene da chiedersi come mai queste persone non vengano invitate a rivolgersi al Cup, come dovrebbe essere per ogni esigenza di questo tipo. Di conseguenza, è necessario che l’Asl intervenga per evitare che si verifichino queste file di fronte alla risonanza, o alla Tac e altro, perché non è corretto nei confronti di altri pazienti che si rivolgono al servizio sanitario nei percorsi regolari».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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