Il Tirreno

Versilia

Stop al nuovo impianto di Sea Risorse

di Donatella Francesconi
Stop al nuovo impianto di Sea Risorse

La Regione impone la verifica di impatto ambientale al progetto di trattare 15.000 tonnellate di rifiuti nell’area del depuratore

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VIAREGGIO. Sarà sottoposta a Valutazione di impatto ambientale la domanda che Sea Risorse ha presentato alla Regione per adeguare la linea fanghi del depuratore comunale di Viareggio implementando il progetto di codigestione anaerobica di fanghi di supero e forsu (frazione organica dei rifiuti solidi urbani) da raccolta differenziata. Per la precisione 15.000 tonnellate l’anno di “umido” da trattare nell’impianto che Sea Risorse, società pubblico (Comune)-privata (famiglia Del Pistoia), intende costruire nell’area del depuratore, alla Migliarina. Sea risorse riteneva che il passaggio di Via potesse essere saltato. Ma la Regione, con il provvedimento conclusivo del procedimento di verifica di assoggettabilità, ha emesso il decreto 3096 in data 8 luglio nel quale si legge che sono stati comunicati alla società «i motivi che ostano all’espressione di un provvedimento di esclusione del progetto dalla procedura di valutazione di impatto ambientale», Alla luce dell’ulteriore documentazione di Sea e dei pareri degli altri Enti competenti – è dunque «necessario sottoporre il progetto alla procedura di Via». Un’opinione condivisa da Asl Versilia (relazione dell’11 maggio 2015) ed Agenzia regionale per la protezione ambientale. Arpat, infatti, «rileva che per diversi aspetti le osservazioni presentate dal proponente (Sea Risorse, ndr) non siano sufficienti a risolvere le criticità espresse nel proprio contributo tecnico relativo alla documentazione presentata all’atto di avvio del procedimento». Non hanno invece inviato il parere che era stato loro richiesto i Comuni di Viareggio, Massarosa e l’Unione dei Comuni della Versilia. E non si capisce davvero perché, a fronte delle pesanti questioni ambientali che il progetto pone.

Rifiuti e acque. Anche per i non tecnici non è difficile immaginare quali possano essere i rischi relativi ad avere nella stessa area l’impianto di depurazione acque e quello per trattare rifiuti. In un’area che «ricade nella “Carta della franosità” allegata al Piano di bacino del fiume Serchio con relativa pericolosità idraulica». Perché «l’impianto insiste sul Corpo idrico della Versilia e riviera Apuana che ha uno stato di qualità classificato come “scarso” ». Sea Risorse ha presentato – scrive la Regione – una «relazione geologica che non riporta gli opportuni accorgimenti tecnici necessari durante la realizzazione ad evitare eventuali infiltrazioni di sostanze inquinanti nella falda». In queste condizioni, la Regione conclude che «il progetto definitivo degli interventi di messa in sicurezza idraulica deve essere valutato nell’ambito di uno specifico procedimento di Via». Ed impone a Sea, nell’ambito del procedimento che si va ad aprire, di «prendere in esame, nell’ambito della progettazione definitiva e dello Studio di impatto ambientale necessari le problematiche relative al carico depurativo aggiunto derivante dall’immissione della forsu, con riferimento all’impianto di depurazione esistente, ed alla effettiva capacità di abbattimento indicata (impianto di abbattimento dell’azoto e del fosforo, denominato reattore Anammox)”.

Anche Gaia – che con Sea Risorse gestisce la linea fanghi – ha detto la sua. Ritenendo necessario che Sea Risorse «definisca una soluzione alternativa nel caso in cui le analisi delle acque in uscita dall’impianto non dovessero rispettare i previsti valori limite» e chiedendo che l’attivazione del sistema di codigestione «non aggravi in alcun modo la situazione della linea acque, soprattutto per quanto riguarda l’abbattimento dell’azoto».

Rumori. Tra gli aspetti da chiarire c’è quello della rumorosità dell’impianto. A questo proposito la Regione rileva che «le osservazioni pervenute da Sea Risorse non sono formalmente corrispondenti a quanto richiesto dalla normativa specifica. In quanto non redatte da tecnico competente in acustica». E, comunque, «non sono sufficienti a risolvere completamente le criticità rilevate».

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