Il dolore
Sì ai corsi, no a Ferragosto
Gli operatori turistici: ecco gli errori che non si devono ripetere
VIAREGGIO. Va bene il Carnevale anche d’estate a patto che non caschi a cavallo di Ferragosto e che non insista sui viali a mare, una zona «intoccabile» nel momento apicale della bella stagione. Albergatori, commercianti ed esercenti della città tirano le somme all’indomani dell’epilogo delle tre sfilate di carri a Città Giardino. E, pur riconoscendo alla Fondazione Carnevale e al commissario Stefano Pozzoli la buona volontà e l’esigenza di fare cassa, sottolineano le falle di un esperimento che necessita di parecchi correttivi.
Tutti in Cittadella. «Come associazione avremmo preferito vedere il Carnevale estivo in un periodo meno affollato di turisti e non nascondo che abbiamo ricevuto alcune lettere di protesta per i disagi in termini di parcheggi e viabilità. Ma è anche vero che se non si parte mai con certe iniziative questa città rimarrà sempre al palo». Elisabetta Bellotti, presidente di Federalberghi Viareggio, non se la sente di tagliare le gambe all’idea di Pozzoli, «che sta cercando di garantire un futuro al Carnevale». Anche se le date, per stessa ammissione del commissario, non hanno aiutato il buon esito della manifestazione: «Da sempre Ferragosto rappresenta il clou dell’estate: in quei giorni aumentano le presenze in città e i parcheggi che mettiamo a disposizione sono insufficienti, figuriamoci se ne perdiamo alcuni per transennare il circuito del Carnevale estivo. Non per questo mi sento di bocciare l’iniziativa: tutto sta nel cercare la miglior soluzione possibile». Bellotti prova ad avanzare la sua proposta: «Se vogliamo mettere in piedi un evento a pagamento e creare meno disagi suggerisco di spostare tutto alla Cittadella, uno spazio dalle enormi potenzialità ma poco sfruttato».
A ciascuno il suo. A Esmeralda Giampaoli il progetto del Carnevale estivo in piazza Puccini non era qualcosa di sconosciuto: in qualità di presidente di Confesercenti ha fatto parte dello staff di collaboratori del commissario Pozzoli fino allo scorso luglio. E proprio nei mesi scorsi aveva sollevato le sue perplessità: «Capisco la necessità di Pozzoli di far quadrare il bilancio della Fondazione, anche se fin dall’inizio non ero d’accordo sulle date scelte: si pensava che il weekend di Ferragosto con il suo boom di presenze fosse una garanzia, il risultato è stata una moltitudine di eventi sul territorio tutti affastellati. Il circuito ridotto, poi, ha sminuito le costruzioni. Abbiamo capito che il Carnevale estivo così com’è stato concepito non ha funzionato: ora rimane da scoprire perché». Domanda: le categorie economiche potevano contribuire maggiormente in termini di promozione? «A Ferragosto i commercianti hanno il loro bel daffare in termini di accoglienza per i turisti: se vogliamo che un’iniziativa riscuota successo è necessario che ogni componente faccia la sua parte senza improvvisarsi tuttologi di turno. La mia, sia chiaro, non è una polemica bensì uno stimolo alla discussione».
Marketing parola chiave. Non solo il Carnevale estivo: anche l’intera manifestazione nel suo complesso dovrebbe essere ripensata. Ne è convinto Piero Bertolani, imprenditore a capo di Confcommercio: «Questa formula è assolutamente da rivedere, a partire dal nome: il Carnevale è quello dei canonici corsi invernali. Per la città sarebbe stato meglio concentrare l’iniziativa a giugno o luglio e magari in un giorno solo: non è così scontato che se a Viareggio ci sono 300mila persone per Ferragosto una sfilata di carri fuori stagione faccia registrare il pienone». Detto questo, «mi può star bene l’idea di creare una festa estiva nel nome del Carnevale, magari coinvolgendo diversamente gli stabilimenti balneari e i turisti». Bertolani traccia un paragone: «Pochi giorni fa a Lido si è svolta la Color Vibe: per coprire a corsa appena cinque chilometri di percorso con una pettorina oltre 3.500 persone hanno speso 25 euro a testa. Questo mi porta a credere che il problema principale del Carnevale estivo non sia stato il biglietto a 12 euro: secondo me è mancato proprio l’appeal della manifestazione». E allora, che fare? «Alla Fondazione manca un direttore marketing. Uno che sappia curare i rapporti con gli sponsor e vendere l’evento».
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