Il Tirreno

Versilia

La Capannina e il Ferragosto Quei giorni caldi fin dal 1929

di ADOLFO LIPPI
La Capannina e il Ferragosto Quei giorni caldi fin dal 1929

Ci furono anche le scazzottate, quando i soldati neri della Buffalo «pretesero» di entrare come era permesso agli ufficiali bianchi. Ma restò il regno della trasgressione senza rischi né pericoli

5 MINUTI DI LETTURA





di ADOLFO LIPPI

I giorni di Ferragosto in Capannina a Forte dei Marmi furono un mito negli anni ‘30, una fantastica rinascita nel 1946, adesso è un’incandescente possibilità per migliaia di ragazzi che al richiamo della dj Skin col suo complesso di stralunati, ed incitati da Jerry Calà col suo popolarissimo “sapore di mare”, festeggiano, su uno dei palcoscenici più tradizionali dell’estate italiana, l’indimenticabile vacanza che vide, di volta in volta, passare generazioni dorate, vitelloni, ufficiali americani, aristocratici decaduti, imprenditori di assalto, principi e stars del pallone, richiamati dal fascino di questa Capannina che sorta nel 1929 non si consuma mai, è sempre rimasta com’era, s’incendiò, venne ricostruita, risplende anche adesso quando le ricche famiglie, lasciata la Sardegna degli anni ‘60, tornano in massa alle ville sontuose di Roma Imperiale e Poveromo. Due uomini la fecero, Achille e Nevio Franceschi, un uomo la fa adesso, è il grandufficiale Gherardo Guidi, ex batterista, imprenditore di successo che possiede bagni, locali prestigiosi (anche La Bussola), aderenze televisive e cinematografiche di primissimo ordine.

Intanto cos’è la Capannina? Non è una discoteca da sballi. Adesso che nelle smargiasse discoteche di ognidove accadono fatti spiacevoli, questo locale versiliese pigia masse non indifferenti di giovani. Ma tutto resta a tono, la sicurezza è impeccabile (15 persone a fare filtro) perché in Capannina si va come, da sempre, a ballare a ristorarsi a giocare a bridge, padri e figli, nonni e nipotine, magari non è più di obbligo la giacca ma s’avverte un generale senso di rispetto. Qui, dai Franceschi a Guidi, il limite è un pizzico di snobismo, la “caciara” la si fa con le regole dell’erremoscia dove lo spritz è perfino sospetto, giacché vi fu inventato il Negroni, cocktail di tanta letteratura. Fu Thomas Mann, ospite al Grand Hotel a decantare il Forte. E questa patina resta appiccicata. Sicché nel piazzale si contano ancora Ferrari e Porsche. E non si è vip se non si ha un tavolo prenotato.

Guidi comprò la moderna Capannina nel ‘77. Erano gli anni quando la leggenda Bussola era già tutta consumata. Guidi veniva da un’esperienza bolognese, aveva comprato e diretto lo Sporting Club. Si prese un anno sabbatico, studiò il pubblico, mise in pedana gli Easy Connection e mutò nulla, né nell’arredamento, né per lo stile. Aveva due direttori esemplari, prima Rigoli, viareggino, poi Bellandi (grande protagonista della Bussola) e un parterre de roi, ereditato dai Franceschi, nobili e commenda del nord, perché la Capannina è a sole due ore da Milano, smetti in fabbrica, salti in macchina, sali e scendi la Cisa e sei già nel mare caldo della riviera. Niente jet. Niente elicottero. Tutto è comodo, tant’è che già gli Agnelli e i Pirelli lasciavano al Forte famiglia e flirt.

Il primo grande mattatore dell’era Guidi fu Ray Charles, cantante, fantasista spettacolare. Guid. i lo ingaggiò varie volte. Poi fu la volta di Augusto Martelli (fidanzato di Mina) che suonava con Piero Cotto (rivelazione di Sanremo); e per allegrare ecco nel ‘79 venir giù la banda del Bagaglino romano, Oreste Lionello, Nadia Cassini (che dimenava curve iperboliche), Theo Teocoli. Dopo vennero Ivana Spagna, “memorabile successo”, rammenta Guidi e nientemeno Gloria Gaynor che lanciò la sua strepitosa “I will survive” ricantata a milioni di dischi. Un evento.

La Capannina interessò allora (nel 1981) il cinema. Già vi era stato un passaggio con “Peccato veniale” con Laura Antonelli. Ma fu il dott. Galleni di Pisa ad intercettare Guidi e convincerlo a far girare “Sapore di mare”, con un cast che comprendeva Jerry Calà, Cristian De Sica, Virna Lisi, la smagliante, maliziosa, ninfetta (allora) Isabella Ferrari. Il film fu campione di incassi. I fratelli Vanzina, debuttanti, si presero la soddisfazione di replicare con “Sapore di mare Il” con Eleonora Giorgi ed il marito Ciavarro. Grazie al cinema la Capannina entrò nell’immaginario. Ma non mutò pelle. «Perché - dice Guidi mantenersi fedeli non fa invecchiare».

Achille Franceschi ch’era stato negli anni ‘20 sindaco di Forte e aveva intrapreso la costruzione del Grand Hotel, aveva adocchiato un capanno in spiaggia, che serviva per il lavoro di un falegname. Lo comprò e ne fece un locale. Vi si merendavano focacce (dopo il bagno), si poteva ballare. Erano gli anni che Malaparte corteggiava la Virginia Agnelli. In spiaggia scendevano, per l’aperitivo, il principe Rospigliosi, il principe Del Drago, il conte Albertoni, il marchese Cinzano, il duca Visconti di Modrone.

Una volta apparve anche Umberto di Savoia, erede al trono. Furono però le bellissime sorelle Suarez (che cavalcavano sulla battigia) a dare il nome alla baracca. Da quei tempi lì si chiamò Capannina, un cult per la mondanità.

Anni d’oro furono poi quelli del dopo-guerra con Nevio, figlio di Achille Franceschi.

Alla Capannina arrivarono gli ufficiali “bianchi” della divisione Buffalo che liberava la Toscana a nord, e rimasero in Versilia anche dopo la fine della guerra.

E fu vietato l’ingresso ai “neri”. Così una volta avvenne una spaventosa scazzottata poiché gli ufficiali di colore si sentivano (giustamente) discriminati. Ma non vinsero. Il locale restò per loro chiuso. A ridare l’onore alla Buffalo ci ha pensato Spike Lee con il suo film Miracolo a Sant’Anna, sulla guerra e la strage.

Chi lo aprì al gran pubblico fu Bruno Quirinetta, un’artista indiavolato, piccante, provocatorio. Dopo si ebbe il trionfo di Edith Piaf, minuscolo genio della “Vie en rose”. Fu questa canzone, ricantata negli anni ‘80, a far scritturare Grace Jones. Guidi la incontrò a Parigi e ne rimase incantato. La “dea-pantera” mise in repertorio la “Vie en rose” e strappò lacrime ed applausi.

Sempre affiancato dalla memorabile “consigliera” signora Carla, Gherardo, in trent’anni, ha messo in cartellone, Billy Preston, (tastierista dei primi “I Beatles”), Gigi Proietti, Grillo, Pieraccioni, Cocciante, Patty Pravo, Bongusto, Peppino di Capri, Anna Oxa, Amy Stuart. Alla Capannina, dove si giocava a carte dalle 18 alle cinque del mattino, venne la moda del “passapalo”.

I giocatori si nutrivano con pezzetti di pane abbrustolito e carne infilzati in un bastoncino. Così non si ungevano le mani e non segnavano le carte. L’invenzione fu un’idea di Casiello. Idea del Guidi fu invece mettere insieme un nipote di Hitler che suonava basso-jazz con Romano Mussolini figlio del duce ma notissimo pianista. Mussolini non gradì l’accoppiata e andò bene. Sarebbe stato un duo di effetto. Macabro. Andò bene a Guidi anche in Tv. Per sette anni produsse serate-spettacolo a cominciare dal Festival delle orchestre con Roberto Benigni a presentare.

Infine si torna in Capannina. Gli anni non sembrano passar mai. Con Kit Creole si ballava creolo, ora si balla disco-music. Forte dei Marmi, irresistibile, mantiene fermi i suoi riti. Thomas Mann ancora si delizierebbe epperò, a Forte, quanti tra gli oziosi agiati ancora lo leggono?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa