Sicurezza
Addio all’eroe di Alessandria
È scomparso a 103 anni a Torre del Lago Emilio Bianchi, medaglia d’oro per l’impresa dei «maiali»
di CORRADO BENZIO
Fu rinchiuso in una cella accanto alla santabarbara. Ma non parlò. Non disse dove si trovavano le cariche che di lì a poco avrebbero fatto saltare la Valiant, vanto della Marina di Sua Maestà. Poteva morire in quell’esplosione, ma Emilio Bianchi (e con lui Luigi Durand de La Penne) non parlarono. La nave all’alba del 19 dicembre del 1941 saltò in aria, insieme alla Queen Elizabeth e ad una petroliera. Quella di Alessandria d’Egitto fu una grande impresa. Come il successivo raid a Gibilterra, altra fortezza britannica.
La Valiant affondò, Bianchi e de La Penne si salvarono a stento e finirono la guerra, una guerra sfortunata, in un campo di prigionia. Emilio Bianchi, medaglia d’oro al valor militare concessa nel 1954, è scomparso nel giorno di Ferragosto nella sua casa di Torre del Lago. Era nato a Sondalo, in Valtellina, luogo a dir poco estraneo ad una carriera in mare. Ma lui amava viaggiare, amava l’avventura, e decise che la Regia Marina sarebbe stata la sua vita.
Con la scomparsa a 103 anni di Bianchi se ne va quella generazione, compreso Martellotta e Marcegliai, che aveva salvato l’onore della Regia Marina dai disastri della guerra nel Mediterraneo. Comprese le disfatte di Capo Matapan, di Taranto. Ma anche l’incapacità di mantenere libero il mare che dall’Italia portava rifornimento alle truppe in Libia (Afrika Korps compresa).
Alessandria d’Egitto e Gibilterra sono le due imprese associate ai siluri a lenta corsa, volgarmente detti «maiali». Vennero realizzati e provati a lungo nella base dei palombari a Bocca di Serchio. I Martellotta, i de La Penne, i Bianchi narrò la leggenda per distrarsi venivano a Viareggio. Spesso cenavano al Buonamico dove venivano scambiati per commercianti di suini, visto che a tavola parlottavano sempre di maiali.
Parlavano e agirono. A guidare lo Scirè che portò i «maiali» fin sotto le navi inglesi, c’era Junio Valerio Borghese, che poi diventerà il Principe Nero perché aderì a Salò e anche dopo la guerra fece il suo nei vari tentativi di golpe.
Borghese lasciò de La Penne e Bianchi fuori il porto. Fu lungo il superamento degli sbarramenti messi dagli inglesi. E lunga anche la sistemazione delle cariche. Dopo 5 ore di lavoro Bianchi e il compagno furono colpiti da una intossicazione da ossigeno. E costretti a risalire a galla. Furono così facili preda dei marinai inglesi.
Ma davanti al comandante della nave – che aveva capito che cosa fosse successo – non profferirono parole. Quei drammatici momenti, in cui rischiarono al fucilazione sul posto. è stata descritta da Bianchi nelle sue memorie.
Ricordi di un uomo che aveva servito la Marina e la Patria (non il fascismo) e che dopo la Liberazione tornò al suo lavoro, nella rinata Marina repubblicana.
Lavoro a lungo a Spezia ma si stabilì a Torre del Lago, nella casa che tanto amava. In occasione del centesimo anno il Comune gli rese un omaggio con tanto di messaggio da parte del presidente Napolitano.
Bianchi, già infermo, non partecipò alle cerimonie. Ma c’erano i figli, orgogliosi di cotanto padre. Oggi ai funerali (ore 16 a Torre del Lago) la Marina Militare gli renderà l’ultimo, meritato omaggio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
