Toscana
In fondo all’abisso per aiutare la ricerca sul tallio
Gli speleologi Pardini e Leonardi si sono calati fino a 52 metri di profondità per prelevare acque e fanghi da studiare
PIETRASANTA. Si sono calati, fino a 52 metri di profondità, per prelevare acque e fanghi per lo studio sull’inquinamento da tallio. Un contributo, quello a firma di Simone Pardini e Cristian Leonardi, andato in scena lo scorso fine settimana, voluto per fare chiarezza su una contaminazione che ad oggi angoscia e preoccupa molte famiglie e su cui molto, nel campo della ricerca delle cause, va ancora scritto. Escursione nell’antro della Buca dell’Angina, canale dei Mulini, valle Cava nello stazzemese - in concessione al comune di Pietrasanta - che Pardini e Leonardi, trentacinquenni speleologo e mineralogista il primo, presidente del Cai Forte dei Marmi, istruttore, esperto nel soccorso alpino e ancora speleologo il secondo, che consentirà a chi porta avanti la ricerca di «appurare la correlazione o meno fra l’acqua di sorgente e le miniere di Valdicastello per la presenza del tallio. Correlazione che ad oggi – fa sapere Pardini – non è stata dimostrata. Evidentemente se nell’acqua oggetto di campionatura sarà rintracciato il metallo pesante in questione, si aprirebbero nuovi scenari, ma questi non sono argomenti di nostra competenza. Ad ogni modo – prosegue Pardini – abbiamo consegnato i due campioni al comune di Pietrasanta per le procedure conseguenti».
Il dato importante, e da evidenziare, è che Pardini e Leonardi sono scesi nelle profondità delle grotte senza percepire un euro, mettendo a disposizione professionalità ed entusiasmo e agendo, ovviamente, in un contesto di sicurezza. Perché prelevare acqua e fanghi a una profondità di oltre 50 metri, scendere con tutto il materiale per le campionature scivolando su una corda, muoversi in anfratti soffocati dall’oscurità è azione riservata solamente a chi è esperto e profondo conoscitore della materia. «Quello che abbiamo fatto si riassume solo con la passione che proviamo per la speleologia e la ricerca e ancora per l’amore che abbiamo per la nostra terra. La tracciabilità del tallio nelle acque alle sorgenti di Molini di S.Anna e Moresco così come l’inquinamento del fosso Baccatoio, rappresentano un fatto grave per tutto il territorio. Il nostro impegno – aggiunge Pardini – così come quello di altre persone vuole appunto essere il contributo ad uno studio che stabilirà le cause della contaminazione e soprattutto permetterà di evitare future nuove problematiche. Quanto meno questo è l’auspicio di tutti noi. Altre discese in programma? Siamo e saremo sempre disponibili a mettere a disposizione le nostre conoscenze».
Del resto bisogna fare i conti con una realtà: la carenza di fondi economici rende non semplice la ricerca. E proprio per questo motivo assume ancora più valore l'impegno di chi si espone, volontariamente e in prima persona, per il bene della propria comunità.
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