Lutto
Tallio, esposto dei Cinque stelle «Inquinamento noto dal 2009»
Michele Lari ricostruisce, documenti alla mano, l’origine dell’emergenza che ora coinvolge buona parte del territorio di Pietrasanta e accusa le amministrazioni precedenti: «Si sono persi anni»
PIETRASANTA. Forse la presenza del tallio poteva essere rintracciata già nel 2009. E di conseguenza, forse, molte persone, nel caso, avrebbero evitato di bere acqua contaminata. Forse c’è stato un serio corto circuito nel sistema dei controlli con una serie di provvedimenti adottati mai esaustivi. Forse. Sarà la Procura a stabilire eventuali responsabilità certo che il carteggio messo insieme in un esposto dal Movimento 5 Stelle, a firma del capogruppo consiliare Michele Lari, è particolarmente voluminoso e apre squarci inquietanti su quello che è e stato e su quello che poteva non essere.
Baccatoio. «Il primo rilevamento del superamento delle concentrazioni della soglia di contaminazione di alcune sostanze inquinanti viene comunicato da Arpat al Comune, alla Provincia e ad Asl il 21 aprile del 2009: nella zona adiacente al torrente Baccatoio Cromo, Mercurio, Cadmio, Antimonio, Policloribenzodiossine e Policlorodibenzofurani risultavano presenti in quantità molto superiori rispetto al limite massimo di legge. A fronte di questi esiti Asl – è il 9 maggio del 2009 – chiede al sindaco di Pietrasanta (Massimo Mallegni, ndr) l'emissione di un’ordinanza per divieto di attingimento e utilizzo delle acque dell'intero corso del torrente Baccatoio a scopo potabile e irriguo, divieto di pesca e di cattura di altra fauna acquatica anche a scopo non alimentare. La risposta che arriva dai funzionari del Comune incaricati, Pietro Bacci e Massimo Forli, è sconcertante: non vi era, a loro parere, approvvigionamento da parte di aziende ed abitazioni dell'acqua del Baccatoio per uso irriguo e tanto meno potabile e in ogni caso, l'emissione di un'ordinanza avrebbe potuto determinare allarmismi ingiustificati oltre ad avere ripercussioni estremamente negative sull'immagine complessiva del Comune anche dal punto di vista turistico – ricostruisce Lari che aggiunge - Asl, a giugno, rinnova la richiesta, parla di valori che nel Baccatoio sforano anche di quasi 100 volte la soglia di riferimento in particolare nella zona delle ex miniere. E il Comune, di fronte a questo sollecito, resta inerte. Nel dicembre del 2009 alcuni residenti presentano una diffida, inoltrata anche a Provincia e Regione, sull’argomento: il 17 dicembre, sempre del 2009, Mallegni firma finalmente un’ordinanza di divieto di attingimento ed utilizzo delle acque, di pesca e di cattura di altra fauna acquatica in tratti specifici sia del Torrente Baccatoio ,sia del Fosso Carraietta. Sono trascorsi 8 mesi dalla prima richiesta».
Lo studio. «Arpat, nel febbraio del 2010, scrive a Comune, Provincia ed Asl, confermando - spiega Lari - la situazione di grave inquinamento del fosso Baccatoio chiedendo uno studio di caratterizzazione per individuare le fonti di contaminazione. Solo nel settembre del 2010 – con sindaco Domenico Lombardi – il Comune conferisce un incarico al geometra Paolini di redigere il piano in questione. Piano che però non segue i dettami della procedura prevista e in particolare non vengono effettuate le analisi delle acque sotterranee, che, a norma del d.lgs. 152/2006, avrebbero dovuto prevedere la ricerca anche della presenza eventuale del Tallio. Nell’ottobre del 2012 Arpat comunica ulteriori risultati analitici ottenuti sui sedimenti presenti nelle acque superficiali e sotterranee della medesima zona interessata dallo studio di caratterizzazione: il tallio viene monitorato solo in punto di prelievo. Perché?» domanda Lari che incalza: «A nulla vale l'assunto che il tallio non e tra i metalli che devono essere ricercati per legge, dal momento che già dal 2011 si ha assoluta certezza della presenza di Tallio nell'acquedotto».
Esiti. «Il 20 Ottobre 2014 Arpat invia a Asl, al Comune e a Gaia i risultati dell'attività di monitoraggio del Baccatoio effettuate nel 2013. Alla stazione 1 (ai piedi del ravaneto ex Edem) si ha una concentrazione di Tallio pari a 53 g/l nel giugno 2013 ed a 88 g/l nel settembre 2013. Nonostante questo l’assessore Italo Viti, in una lettera inviata all’assessore regionale, non più tardi del gennaio 2015, esprimeva dubbi sulla diretta correlazione con le acque di miniera».
Responsabilità. «La verità è che se nel 2009 si fosse proceduto subito al piano di caratterizzazione sul Baccatoio, avremmo subito potuto accertare, la presenza o meno di tallio. E, nel caso sfavorevole procedere alle analisi sull’acqua. Si sono persi anni: starà alla Procura - chiosa Lari - accertare eventuali responsabilità».
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